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Persona e famiglia > Famiglia

Il “filo rosso” di Ezio Aceti

di Annamaria Gatti

- Fonte: Città Nuova

Incontro con lo studioso dell’età evolutiva. Le origini della sua vocazione professionale. La cultura dell’infanzia.

Ezio Aceti

Quando s’incontra Ezio Aceti, la prima reazione è di stupore. Non il solito relatore convenzionale, o illuminato, comunque prevedibile. Lo stile è tutto suo, particolarissimo, passionale e fine rilevatore delle sensazioni che il pubblico gli restituisce a piene mani, trascinato da questo studioso dell’età evolutiva, che suscita un moto di sana curiosità. Da dove prende la verve lo psicologo che incontra indifferentemente genitori, insegnanti, giovani, ragazzi e psicologi, suscitando un identico entusiasmo?

 

Il dottor Aceti va al cuore della questione, non spiega, non si addentra in meandri probabili di trattazione. Dice immediatamente, con la concretezza che sempre contraddistingue il suo relazionarsi con tutti, ciò che gli sta a cuore:

«I bambini non sono piccoli adulti, sono persone diverse, con sensibilità, spiritualità, cultura e fantasia proprie e come tali vanno riconosciuti, rispettati e amati. Noi non dobbiamo educare, ma scoprire e leggere la novità che portano dentro, con un profondo rispetto per la loro dignità umana. I bambini sono una cosa meravigliosa: ci danno fiducia, firmando con noi una cambiale in bianco».

 

Scelte

Ezio è lombardo, ma di formazione universitaria patavina: «Ero al primo anno di università e ascoltavo stupito un grande professore, così attento alla cultura dei bambini: Guido Petter sapeva entusiasmare e, con coraggio, aveva portato la cultura di Piaget in Italia, con un approccio rivoluzionario, di grande rispetto per la fanciullezza. Da lui ho capito che potevo, anzi dovevo occuparmi dei bambini». Poi, quasi a tracciare le fondamenta della sua esperienza umana e professionale, prosegue: «Un’altra figura essenziale per la mia vita e le mie scelte è stata Chiara Lubich. Mi ha dato una parola da vivere: “Siate come i bambini che succhiano latte spirituale e puro” (dalla prima lettera di San Pietro). Ancora una volta i bambini incrociavano il mio cammino!».

 

Lorenzo

Segue una confessione, apparentemente sbrigativa quanto profonda: «Ho due figli. Il secondo, che ha attualmente 18 anni, è rimasto cognitivamente ed emotivamente un bambino di 5-6 anni. Parlando e rapportandomi con lui, comprendo la profondità della fanciullezza e i suoi aspetti gioiosi e puri. Lui è il mio filo rosso con il mondo infantile». E questo la dice lunga sulla sua presenza nel mondo dell’educazione a trecentosessanta gradi.

«Un giorno, dopo una conferenza a membri del Movimento dei focolari, vedendo la gente contenta ho detto ad un amico: “La gente mi ascolta volentieri quando parlo di infanzia e adolescenza”. Lui mi ha risposto: “Tu hai una vocazione nella vocazione, devi incontrare la gente che chiede di conoscere e vivere bene il rapporto con i ragazzi, portando la cultura dell’infanzia” ».

 

Le 10 A dell’educare

Nell’agile libretto Crescer(ci), recentemente edito da Città Nuova, Ezio Aceti si congeda dai lettori con un decalogo:

  • ASCOLTARE: mettersi nei panni dell’altro
  • ACCOGLIERE: fare spazio
  • AVVICINARSI: avere la presenza giusta
  • ATTENDERE: saper pazientare
  • AGGREGARE: creare occasioni per mettere insieme
  • AMMIRARE: stupirsi di fronte a loro
  • AMMONIRE: riprendere con fiducia e determinazione
  • ACCOMPAGNARE: essere compagni di viaggio
  • ACCOSTARSI: avere la giusta vicinanza
  • AMARE: essere sempre pronti a dare la vita

Profilo

Ezio Aceti è esperto di psicologia della disabilità, psicologia scolastica, e mediazione in ambito familiare, oltre che autore di molti volumi per le editrici Città Nuova, Ancora e Monti. Libri dai titoli frizzanti e per nulla scontati, quanto la sua persona. Cura una rubrica di risposte alle domande sul periodico Città Nuova e sul sito www.cittanuova.it. Attualmente è consulente psicopedagogico del comune di Milano e di altri comuni lombardi, direttore scientifico di consultori e centri socio-educativi, consulente dell’Unione industriali di Lecco e responsabile scientifico dell’associazione internazionale “Famiglia per un mondo unito”.

 

 

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