IL Figlio

Olivier dirige la falegnameria di un centro di recupero per minori disadattati. È un uomo miope, robusto, di poche parole, dall’aspetto triste e l’aria malinconica che con passione insegna un mestiere a ragazzi che lottano per riscattarsi da una vita giovane, ma già difficile. Uno di loro è appena uscito di prigione dove era finito per aver ucciso un ragazzo durante un tentativo di furto. Quel ragazzo era il figlio di Olivier. L’uomo lo riconosce ma è confuso: prima cerca di evitare ogni contatto, poi chiede che il ragazzo sia assegnato alla falegnameria. Un gesto apparentemente immotivato e illogico che viene contrastato duramente dall’ex moglie. Ma nulla sembra in grado di dissuadere l’uomo dal seguire fino in fondo l’istinto che lo spinge ad avvicinarsi al ragazzo. Il figlio è un film sul perdono, assoluto eincondizionato, che si rivela nella capacità di allargare il senso di comprensione dell’uomo al di là di ogni ragionevolezza. La radicalità di Olivier sta tutta nella sua nuda umanità, misurata dal suo accettare il confronto con l’assassino del figlio quasi fosse una necessità, un fatto inevitabile. È questa naturalezza a sorreggere l’uomo mentre la camera a mano spesso ne spia inquieta i tormenti. Lo aggredisce alle spalle, lo insegue quando cambia direzione, pone il suo corpo ingombrante a coprire tutto lo schermo, quasi a voler nascondere tutto il resto del mondo. C’è voglia di capire, ma anche ritrosia a dover a tutti i costi spiegare un perchè. E così il perdono diventa pura azione, gesto essenziale, si spoglia di ogni altra considerazione mentre Olivier corre dietro al ragazzo a cui ha appena confessato di chi era padre. E in questo inseguimento forse sono tutti e due a fuggire e tutti e due, alla fine, a ritrovarsi. Il figlio è un film bello e importante e non stupisce che i fratelli Dardenne abbiano bissato a Cannes il successo ottenuto con Rosetta, affermandosi definitivamente come autori di punta del cinema europeo. Regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne; con Olivier Gourmet, Morgan Marinne, Isabelle Soupart, Remy Renaud.

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