Il Festival di Berlino

La 60a edizione premia “Bal”, del turco Kaplanoglu, poetica storia di un apicultore.
Semih Kaplanoglu

Il Festival ha festeggiato il compleanno. I regali sono stati scarsi. Dieter Kosslick, il direttore, deve vedersela con l’opposizione interna guidata dal quotidiano Tagespiegel: lo accusa di aver fatto retrocedere la manifestazione in serie B. Ma Kosslick ha risposto con una politica del cinema d’autore, merce sempre più rara in un mercato distratto dal 3D e alle prese con una crisi distributiva che subisce la concorrenza del consumo casereccio per via della diffusione del Dvd.   

Sono mancati i divi e, in controtendenza, al posto dei colossi americani è arrivato il cinema d’autore dall’Oriente.

Ha vinto il turco Bal (Miele) di Semih Kaplanoglu, che la giuria presieduta da Werner Herzog ha premiato. Riconoscimento tardivo per un autore meritevole, ignorato a Venezia nel 2008 per Sut (Latte), secondo capitolo di una trilogia conclusasi con Bal. Venature autobiografiche per un film sul lavoro quotidiano di un apicultore, seguito dal figlio di sei anni nella raccolta del miele. Il mondo visto con gli occhi di un bambino e la natura come maestra di vita sono i motivi su cui si articola una vicenda di intensa poesia.

Orso d’argento per la miglior regia a The Ghost Writer di Roman Polanski: per le sue caratteristiche sarebbe stato più consono al “fuori concorso”. Solleva qualche dubbio sul premio assegnatogli. Protesta contro la Svizzera, che lo ha arrestato, e gli Usa che hanno chiesto la sua estradizione?

Gran Premio della Giuria e Premio Alfred Bauer per le “nuove prospettive” al romeno Se voglio fischiare, fischio di Florin Serban, film tutto girato in un carcere minorile. Riconoscimenti per la fotografia e per gli attori al russo Come ho finito questa estate di Alexej Popogrebski, sul contrasto fra un giovane e un uomo maturo in una base meteorologica dell’Artico. Altri premi: miglior attrice al giapponese Caterpillar di Koji Wakamatsu, feroce denuncia contro l’assurdità della guerra; e miglior sceneggiatura al cinese Apart Together di Wang Quan-an, commedia agrodolce su una donna anziana contesa da due mariti. Metafora delle due Cine e di Taiwan. Il tutto a dimostrazione di come il miglior cinema d’autore attualmente venga dall’Est. (Nessun premio al cinema italiano. Per il semplice motivo che non c’era alcun film in concorso).

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