Il dottorato di Piotr frutto di Wings of Unity

L'esperienza di uno studente di dottorato all'Istituto Universitario Sophia dimostra la validità del paradigma indicato da Chiara Lubich nel volere questa realtà; e la necessità di lavorare insieme tra cristiani e musulmani per dare una testimonianza credibile
Piotr Zygulski (foto dal blog di Roberto Catalano)

Ho conosciuto Piotr Zygulski alcuni anni fa quando lo trovai fra i miei studenti del corso “Teologia e prassi del dialogo interreligioso” presso l’Istituto Universitario Sophia a Loppiano. Mi colpirono subito le sue grandi capacità intellettuali, di apprendimento, di analisi e di sintesi, ma anche la sua iniziale ritrosia scettica sulla questione del dialogo. In particolare del dialogo interreligioso. Nel seguire il corso notavo la fatica che tradiva nell’accettare la “possibilità” del dialogo. Eppure la sua grande intelligenza lo aiutava a mantenersi aperto. Non ho mai notato in lui un atteggiamento di chiusura alla possibilità del dialogo interreligioso, come, invece, avevo avuto modo di notare in altri, anche suoi compagni.

Piotr, nel corso degli studi a Sophia, ha vissuto una grande evoluzione di pensiero e di umanità e, in particolare, l’esperienza di Wings of Unity con i musulmani sciiti che viviamo dal 2017 presso il nostro istituto lo ha profondamente trasformato. Martedì scorso si è brillantemente laureato con una tesi dottorale intitolata “Eschatological Unity. Findings from a Catholic-Shīʻī Experience of the Light of Unity“. La difesa è avvenuta nel corso della quarta Week of Unity, che si è svolta nel nostro istituto insieme a una decina di musulmani sciiti provenienti da Libano, Canada, Inghilterra, Iran e Zanzibar. Nel progettare questo nuovo momento di incontro e dialogo fra cristiani e sciiti si era concordato di dare la possibilità a Piotr di discutere il suo lavoro nel corso della settimana. Questa tesi, come altre due, che sono ancora in svolgimento, è stata ideata, concepita e realizzata proprio nell’alvedo di questa esperienza di vita, accademica ed esistenziale che chiamiamo Week of Unity.

Alla discussione l’Aula Magna del nostro Istituto era piena come non spesso capita per altre occasioni del genere. Erano presenti la quarantina di studenti che partecipavano al programma della Week of unity, ma anche altre persone, oltre, ovviamente ai genitori … strafelici. Per me è stata una grande gioia. In questi anni ho visto la trasformazione di questo giovane savonese con ascendenze (per parte di padre) polacche. Non ero fra i suoi relatori, ma ho sempre seguito da vicino il suo cammino e Piotr mi ha sempre tenuto informato. La tesi è stata la testimonianza che Wings of Unity non è un sogno, ma già una realtà. Ha, infatti, prodotto già un dottorato. E lo ha fatto con un lavoro di alto livello oltre che con una rete di rapporti ormai consolidata fra Sophia e l’Iran, ma anche con sciiti in diverse parti del mondo.

In questi giorni, inoltre, accanto alla trasformazione notata in Piotr che terminava l’intero ciclo di studi, ho visto i giovani studenti del nostro primo anno trasformarsi davanti ad una esperienza che non si aspettavano così coinvolgente e stimolante. Una ragazza asiatica mi diceva che ora non potrà più guardare i fedeli di altre religioni nello stesso modo, altri studenti hanno chiesto se possono scrivere il progetto che conclude il primo semestre proprio sul dialogo, alcuni sono venuti a chiedermi testi su cui approfondire il dialogo islamo-cristiano. Una studentessa italiana mi confermava che queste sono le esperienze accademiche e esistenziali che trasformano i giovani e che interessano, essendo legate alla vita quotidiana e al mondo del presente e del futuro. Ma anche da parte musulmana si è rinnovata l’esperienza dell’incontro. Alcuni che venivano per la prima volta hanno parlato di una scoperta che ha rivelato una dimensione non solo accademica ma anche religiosa che hanno avvicinato al pellegrinaggio che il musulmano fedele è chiamato a compiere almeno una volta nella vita a Mecca. Alcuni rapporti fra musulmani sciiti e studenti della nostra università, palestinesi, ha rivelato scoperte reciproche inattese.

Wings of Unity, dunque, continua aprendo nuove vie e anche facendoci sognare insieme, soprattutto sulla via della pace, in un momento in cui sembra davvero perduta. In un momento in cui molti dubitano sulla validità di una esperienza come quella del nostro istituto, sia pure nel suo piccolo e con tanti limiti e contraddizioni, momenti come quelli vissuti da questi cinquanta studenti e professori confermano che Chiara Lubich ci aveva visto giusto nel volere assolutamente un istituto universitario prima della sua morte. È uno spazio vitale e insostituibile per dare voce a una profezia che può parlare con forza e convinzione all’uomo e alla donna di oggi, formando generazioni future alla capacità di accettare le sfide che il mondo ci propone e richiedono un nuovo paradigma. Quello, per esempio, di Wings of Unity, ci dimostra che è necessario lavorare insieme musulmani e cristiani perché solo insieme possiamo dare una testimonianza davvero credibile di un mondo diverso.

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