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Mondo > Europa

Il dolore non ha passaporto

di Mirto Manou

- Fonte: Città Nuova


Gli hot spots destinati all’accoglienza dei migranti sono quasi a posto, ma la situazione rimane ancora difficile

campi profughi

Lo sgombero di Idomeni è stato concluso da tempo, però, ci sono ancora altri accampamenti simili, al porto del Pireo e a Hellinikon, ex aeroporto di Atene, dove la situazione è ugualmente difficile e peggiora ogni giorno a causa delle temperature altissime dovute alla stagione. Le autorità che gestiscono lo sgombero promettono che verrà concluso entro la fine del mese, ma questa sembra una stima piuttosto ottimista. Si spera però, e non a caso, che l’area di Hellinikon dove c’è la maggior parte di profughi e migranti, sia la prima ad essere sgomberata: l’area, infatti, è stata venduta a un consorzio di arabi e un armatore greco che vogliono creare la Riviera Ateniese.

Nelle isole, anche se i flussi di profughi e migranti sono ormai di ridotte dimensioni, i problemi sono ancora molti e seri: i centri di accoglienza risultano pochi e piccoli perché quasi tutti, sia profughi che migranti, richiedono asilo, visto che non vogliono tornare in Turchia. Il problema è che le domande sono tante e l’infrastruttura esistente è molto limitata per gestire la necessaria burocrazia. Inoltre, la convivenza di tante persone per tanto tempo e a condizioni tutt’altro che ideali, provoca scontri tra siriani e iracheni o iracheni e afgani, o tra altre nazionalità, scontri feroci che molte volte hanno delle vittime. 

Si dice che la speranza non muore mai e, infatti, la speranza di profughi e migranti per la “terra promessa” c’è ancora, nonostante le frontiere chiuse, e li porta, di volta in volta a delle azioni veramente disperate: molte donne sono costrette a prestazioni sessuali perché, come spiega una siriana, «i soldi sono finiti e i trafficanti che promettono soluzioni e vie per l’Europa, in mancanza di soldi, chiedono sesso».

A parte però queste ‘scelte’ disperate, ci sono pure casi di violenza e di stupri ai più deboli, cioè, donne che hanno perso il marito in guerra o durante il viaggio e ragazzi non accompagnati. Le autorità greche fanno veramente del loro meglio, ma è molto difficile prevenire tutto. Recentemente, hanno deciso di trasportare le donne a centri per donne (greche) maltrattate che hanno sofferto la violenza in famiglia e i ragazzi non accompagnati in simili centri per bambini abbandonati o maltrattati.

Visto che la sofferenza non ha passaporto, si spera che queste persone potranno unirsi nel dolore, consolarsi a vicenda, e, con l’aiuto di Dio, trovare il coraggio per andare avanti. 

Riproduzione riservata ©

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