Il dolore del mondo

Premiato a Pesaro il film coreano The Journals of Musan. Il nuovo cinema russo. Omaggio a Bertolucci.
regista coreano Park Jung-bum
Sono rari i festival di cinema – almeno da noi – che uniscono passione, spessore culturale, gusto per il nuovo e partecipazione popolare, insieme a un’aria colloquiale e familiare che non guasta mai. Pesaro, da 47 anni, insiste nel legare il passato col presente – e il futuro – del cinema internazionale. Questa volta è toccato a una sventagliata di lavori russi, documentari e film, di registe in particolare, giovani e determinate.

 

Certo, la Russia attuale appare un mondo che, se per noi occidentali si concentra su Mosca e San Pietroburgo, per il cinema guarda molto più in là, in una terra-continente varia e oggi disarticolata. Lo sguardo è gravido di sofferenza. Penso, fra tanti, a The Rowan Waltz di Alena Semenova, classe 1980, storia di militari inviati nei villaggi della Vologda a insegnare alle donne a sminare i loro campi dopo la guerra. Lo spettro del conflitto continua a essere presente e i sentimenti, anche l’amore, vengono travolti da una sorta di “nemico invisibile”. Lo stesso che oggi frammenta le vite dei giovani, come nel sospeso Truce (La tregua) di Svetlana Proskurina, in cui il ritorno di un giovane camionista al Paese natio per formarsi una famiglia e uscire dal nichilismo attuale è il ritratto di una possibile speranza per la “nuova” Russia.

 

Un grido percorre dunque il mondo. Narrato con pietà e realismo. La vittoria perciò del coreano The Journals of Musan appare legittima. Il regista Park Jung-bum ha diretto e interpretato la vicenda di ogni nordcoreano che si trasferisce nel Sud del Paese, a Seoul, per superare le difficili condizioni economiche. Relegato in una periferia degradata, il protagonista viene accolto solo dalla chiesa, dove incontra una corista con cui può aprirsi a una “disperata speranza”.

 

Una storia di emarginazione, pregiudizio e sfruttamento. Ma di valore universale, perché il fenomeno migratorio è oggi una realtà globale, di cui il film coreano è un racconto drammatico.

Storie di oggi e di ieri. La retrospettiva sull’opera di Bernardo Bertolucci ha svelato, anche grazie alla sua presenza – su una sedia a rotelle ma pur fervido di attività – il nostro recente passato, colto dall’occhio di un narratore d’eccezione, attento alla sofferenza dell’uomo e al suo futuro. Come il festival pesarese.

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