Il dibattito sull’idea di fraternità

Gli studi politologici del nostro tempo presentano un duplice aspetto: da una parte, si sono raggiunte una ricchezza di conoscenze e una complessità di metodi e di linguaggi e si assiste al continuo afflusso di nuove voci all’interno di un dibattito divenuto mondiale; dall’altra, si costata che le discipline politologiche, spesso, non riescono a comunicare tra loro; e che, tantomeno, si lasciano ricondurre ad una prospettiva unitaria. Pare quasi che la stessa riflessione teorica abbia interiorizzato una frammentazione – degli interessi materiali, delle costellazioni dei poteri, delle “visioni del mondo” – esistente nella realtà e che tende ad imporsi come un paradigma al pensiero.

Di fronte a questa situazione, si avverte l’esigenza di sviluppare una critica del pensare puramente funzionale e di aprirsi ad una ricerca che tenda ad una riconquista di un senso dell’intero sociale; e accettare, così, la sfida della complessità contemporanea. Un tema sul quale un crescente numero di ricercatori, negli ultimi anni, si è esercitato secondo questo stile, e che appare sempre più come uno dei temi centrali e di maggiore interesse per il dibattito contemporaneo, è quello riguardante l’idea di fraternità. L’articolo tratteggia brevemente le caratteristiche di tale ricerca, la sua metodologia, i soggetti che coinvolge, fa riferimento ai primi risultati raggiunti, alle difficoltà e ai nodi problematici più rilevanti che il dibattito internazionale e interdisciplinare ha messo in evidenza.

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