Il dharma come equilibrio

Il boom di quello che ormai si definisce come l’impero di Cindia, provoca non poco l’immaginario occidentale. Di Cina si parla molto, meno di India, un Paese fino a ieri emblema della fame ed oggi improvvisamente punto nodale di uno sviluppo travolgente. Per l’occidentale, in generale, resta difficile, se non impossibile coniugare aspetti come quello di una civiltà millenaria famosa per templi e divinità dai mille volti misteriosi e i call center, i campus in stile americano, le metropoli informatiche quali Bangalore, Hyderabad e Pune. La povertà endemica di alcune parti del Paese, che spinge dei contadini addirittura al suicidio, sembra non sposare la crescita esponenziale del Pil. L’India è in rapida trasformazione, le contraddizioni restano, sono tante e complesse e la società vive fra valori e tradizioni millenarie e capacità innata di adattamento. In questo contesto, pervaso da una religiosità diffusa ma anche da un pragmatismo altrettanto avvolgente, come si armonizzano i di- versi ambiti dell’esistenza? È il tema che si è approfondito durante un simposio fra studiosi indiani, di tradizione indù, e un gruppo di cristiani di diverse discipline e ambiti accademici. Titolo: Dio, uomo e natura nella prospettiva indù e in quella cristiana. Il simposio ha offerto la possibilità di uno stimolante dialogo su questioni di attualità, viste nella prospettiva di una tradizione millenaria, quella indù, e quella cristiana anch’essa antica, ma rinnovata da contributi carismatici come quello della spiritualità di comunione. Ne parliamo con alcuni dei partecipanti indù, cercando di affrontare anche questioni di attualità. Perchè questo titolo? Prof.ssa Sashiprabha Kumar della Jwaharlal Nehru University di New Delhi: Il titolo proposto inizialmente prevedeva approfondimenti solo su Dio e l’uomo. Tuttavia nella tradizione dell’India non è possibile limitarci ad essi. Il mondo è parte integrante della realtà, non è solo espressione di Dio come sua creazione. È di più. Prof. Uppadhyaya del Bharatya Vidhya Bhavan di Mumbai: Oltre ai Veda, fra i libri sacri più importanti ci sono le Upanishad che insegnano l’advaita, l’assoluta unità dell’intero cosmo. Dio, uomo e natura sono veramente uno, anche se appaiono separati. Essi non sono solo interconnessi, sono la stessa realtà. Le Upanishad sono testi scritti da veggenti, filosofi e mistici che, grazie ad una profonda meditazione, al di là della molteplicità multiforme, hanno potuto scoprire l’unità, che hanno chiamato Brahman, Sat, Ekam, l’assoluto o la verità ultima, al di là del tempo, della finitudine e delle parole. Brahman è la radice di tutta l’esistenza, vivente e non-vivente. Qui sta la radice di quanto stiamo dicendo sull’unità dell’universo con Dio e l’uomo. Ma in pratica, cosa significa questa unità? Prof. Shastri: In India è normale vedere famiglie che prima di consumare il pasto, lasciano da parte alcuni bocconi per dar da mangiare ad animali nella speranza di ottenere la misericordia di Dio, così da cancellare tutto il male e gli effetti negativi della malasorte che può ricadere su di loro. Inoltre si assegna alla terra il ruolo di madre. Molti, ancor oggi, si scusano con la terra per averla toccata con il piede, alzandosi la mattina. Per questo si prega con le seguenti parole: O tu, divinità consorte di Visnu, con l’oceano che ti cinge e le montagne come tuoi seni, faccio voto di obbedienza a te, ti prego: perdonami per aver posto il mio piede su di te. Esiste un principio o un elemento che si può definire unificante? Prof. Prahalad, già ordinario di matematica presso la Goa University: C’è un qualcosa che è condiviso da tutti gli indiani: è il concetto di dharma. Si tratta di una legge universale che stabilisce e sostiene un rapporto armonioso fra gli uomini e fra uomo e natura, fra essere umani ed universo. È ciò che permette l’esistenza ordinata di un universo, del cosmo. L’assenza di questo ordine, adharma, significa il caos. Tutti gli indiani credono che la via del dharma è anche morale: la retta via e, dunque, la morale deve rivolgersi là. Quanto stiamo dicendo ha un valore filosofico e religioso, ma sembrerebbe non avere un nesso con la realtà del XXI secolo: prendiamo la popolazione. Siete il secondo Paese al mondo ed in meno di quindici anni supererete la Cina. Prof. Prahalad: È la sfida prioritaria. Il mondo vuole che si trovi una soluzione in tempi brevi. Per questo il governo ha provato ad applicare tutte le varie tecniche suggerite dall’Oms. Per esempio, sono state fatte leggi per approvare l’aborto, ma i risultati sono stati insignificanti. Tutte le religioni sono infatti contrarie a queste tecniche; e anche la gente. Si tratta di spostare il baricentro verso programmi educativi, coinvolgendo anche leader religiosi per rendere nuovamente praticabile il brahmacharya, l’astinenza sessuale, che l’induismo considera un valore. Sarebbe possibile sensibilizzare la gente in modo efficace, facendo capire che far nascere bambini senza poter assicurare loro una cura adeguata è contro il principio del dharma. Accanto all’esplosione demografica c’è il dramma della fame… Prof. Shastri: Nei nostri libri sacri si racconta che il Padre (Creatore), Pita, ha creato sette tipi di cibi, il cui uso deve essere equilibrato da conoscenza e austerità. Si tratta di conoscere l’arte della coltivazione, che tuttavia, da sola, non è sufficiente per produrre cibo. Si deve faticare, applicando tale conoscenza per cercare il tipo di terra adatta, la giusta semenza, scegliendo le stagioni per la semina ed assicurando un’adeguata irrigazione. Inoltre la conoscenza deve essere coniugata all’austerità. L’abbondanza dei frutti della madre terra, infatti, deve essere usata con parsimonia e messa in comune con tutti. Questo vale anche per l’acqua e per l’energia, che pure devono essere usate con parsimonia. Buona parte della crisi alimentare, idrica ed energetica che ci troviamo ad affrontare oggi, potrebbe essere controllata e il mondo tirerebbe un gran sospiro di sollievo. Prof. Prahalad: La produzione di cibo non è più un problema in quasi tutta l’India: si produce più grano degli Stati Uniti. Il problema è la distribuzione: nell’India pre-coloniale il cibo era equamente distribuito secondo la legge del dharma, mentre l’introduzione del libero mercato ha provocato il crollo di tale sistema. Bisogna rivitalizzarlo. È interessante che in una città indiana un ente religioso, e non è il solo, distribuisce ogni giorno 200 mila pasti caldi a bambini. Sembrano aver trovato sia le risorse agricole che la manodopera per realizzare questo progetto. Nel mondo c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti, ma non altrettanto per venire incontro alla bramosia di ognuno. Per concludere, parliamo della industrializzazione e dello sviluppo economico travolgente indiano… Prof. Prahalad: Anche la industrializzazione dovrebbe essere armonizzata secondo il dharma. Se lo si ignora si rischiano tragedie come quella di Bhopal. A questo proposito c’è un breve racconto mitologico sul tentativo di sfruttamento dell’oceano da parte di alcune divinità e dei titani. Fu un’iniziativa che favorì una ricchezza immensa, assicurando in particolare il nettare dell’immortalità, ma anche un veleno letale. Lo stesso accade per ogni industria: se realizzata secondo la legge del dharma offre sviluppo e ricchezza; se costruita su principi contrari, crea caos, sfruttamento e tragedie. L’economia è fatta per l’uomo e non l’uomo per l’economia. Prof.ssa Shashiprabha Kumar: A conferma di quanto stiamo dicendo, vorrei sottolineare come ogni nostra preghiera si concluda con una formula dei Veda: Che il cielo sia pieno di pace, che la terra anche sia in pace, che le acque, le piante, le foreste siano nella pace e che la natura rigogliosa sia nella pace. Che la conoscenza sia nella pace e che ogni cosa sia in pace. Che ci sia pace e solo pace e possa questa pace discendere su di me.

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