Il cuore di Bach

“Passione secondo Matteo”, per soli, doppio coro e doppia orchestra. Peter Schreier direttore e tenore. Roma, orchestra e coro dell’Accademia di Santa Cecilia. Nel frastuono contemporaneo (parole, rumori, fretta) si fa attuale la “lentezza” bachiana: il suo fermarsi a lasciar parlare il cuore. Esso muove la meditazione della Matthäus-Passion su una scala di autentica compartecipazione al dramma del Cristo, con un parlare musicale che saggia lo spettro d’ogni possibile emozione: sempre ricomposto dentro l’ottica pacificante della fede. Il Cristo di Johann Sebastian è l'”uomo dei dolori” della pietà luterana, conosce i tumulti dei sentimenti, si fa teatro visivo e musicale dei tumulti dell’anima credente. Una commozione sincera compone la lunga partitura (tre ore di ascolto) che non conosce stanchezze: Bach varia dal recitativo (accompagnato dagli archi o “secco”) alle arie doppie, ai cori dialoganti, con un senso del colore straordinario, per cui la dolcezza dei legni, l’oscurità degli archi gravi, la pienezza degli organi si susseguono e si compenetrano con naturalezza. Ci trascina, fin da subito, dentro al dramma, ce lo fa vedere attraverso il suo cuore, interprete di una “compassione” universale. Indimenticabili alcuni momenti: nel recitativo secco dell'”Eli Eli”, il grido del Cristo si fa nudità della musica e dello spirito; il “Mio Gesù, buona notte” del coro, dopo la deposizione, diventa vettadell’immedesimazione bachiana nel martirio della Passione, e culmine della religiosità “affettuosa” che lo pervade. Con capolavori come questi, dove ogni cellula musicale rimanda e condensa una tensione fortissima all’Assoluto, il pubblico ritrova pace con sé stesso e con gli altri. Si fa silenzioso, colpito. Merito di un tenore come Peter Schreier (l’Evangelista), capace di variare le sfumature del recitativo con inflessioni drammatiche o elegiache, e direttore appassionato dell’orchestra e dell’ottimo quintetto (Ute Selbig, soprano; Rosemarie Lang, mezzosoprano; Martin Petzold, tenore; Andreas Scheibner e Egbert Junghanns, bassi). Se il coro, con Balatsch, è stato di alto livello (insieme alle Voci bianche dell’Aureliano dirette da Bruna Liguori Valenti), ci si sarebbe aspettato dall’orchestra una “passione” maggiore per il clima bachiano, nel quale è sembrata talvolta faticare ad entrare ed a trovare colori ed accenti adatti. Successo grande, come è degli eventi musicali: e come capita puntualmente, ogni anno, alla riproposta del capolavoro bachiano. Per approfondire: P. Russo, Come ascoltare le Passioni di Bach, Mursia, Milano,1995 – In cd: H.V. Karajan, direttore. Berliner Philarmoniker,1973 – P. Schreier, direttore. Staatskapelle, Dresda, 1984.

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