Il cristiano è una trota

«Sono un cristiano giovane studente universitario e sono stanco della competitività, della lotta per avere soldi a tutti i costi. Cosa posso fare?Come districarmi tra il mio io, Dio e il denaro?». Luigi - Monza
Una folla di giovani

Se osserviamo la società occidentale, ci accorgiamo come Dio abbia lasciato il posto al denaro e tutto quanto si realizza è mosso dall’homo economicus. Pertanto, venendo a mancare le risorse finanziarie, si ha la sensazione di essere prossimi ad un reale peggioramento, ad una solitudine che porta alla disperazione.

Del resto si vedono già i frutti di una società impostata sull’avere e sui soldi, con segnali evidenti di disperazione e di profonda depressione e scoraggiamento. La società medioevale ad esempio, almeno nell’Occidente, aveva come paradigma sociale Dio e tutto si muoveva attorno a lui, con segni evidenti nell’arte, nella letteratura, nella cultura, a testimonianza di un’epoca ove Dio era vivo e si respirava dappertutto.
Sembra che abbia ragione Nietzsche quando parla della morte di Dio, in quanto egli non è più il motore della società contemporanea e tutto si fa come se lui non ci fosse. Ha ragione il filosofo Umberto Galimberti quando dice che, togliendo Dio dalla società attuale, la società reggerebbe ugualmente, mentre se togliessimo il denaro, la società crollerebbe.
Senza Dio, la persona allora si rifugia in una solitudine che è il simbolo della cultura egocentrica, che porta ad un “io atrofizzato”, tutto centrato su di sé.

Allora, cosa fare? Occorre avere chiaro che essere cristiano significa vivere controcorrente. Aveva ragione il card. Danneels quando diceva: «Il cristiano, nel mondo, è come una trota in un corso d’acqua rapido». Nuota sempre controcorrente nella cultura contemporanea e non si installa fuori, prende parte alla politica, alla scienza e crede nel futuro.
Come fare? Scegliamo l’opzione della povertà, della vita sobria e austera esercitando la pratica del dono, convinti che tutto ciò contribuirà ad invertire la tendenza della competitività sfrenata che sembra ormai sempre più la causa dei disastri emotivi e personali.
Il mondo sappiamo che è qualcosa di bello, anche se, come conseguenza dell’azione umana, presenta direttamente o indirettamente la dimensione del male e della sofferenza. Necessita di essere vissuto nel modo migliore possibile, mediante il dono di noi stessi, mediante la convivenza amicale e amorosa con i nostri fratelli. In questo modo, uniti con la comunità degli uomini, il Risorto potrà tornare a risplendere fra noi.

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