Il coraggio dell’amore

Enea è stato lasciato dalla mamma nella “Culla per la vita” della Clinica Mangiagalli di Milano. Una scelta drammatica, ma in questo modo la madre gli ha concesso la chance di avere una madre e un padre pronti ad amarlo.

Ha generato molta attenzione mediatica la vicenda del piccolo Enea che il giorno di Pasqua è stato lasciato dalla mamma nella “Culla per la vita” della Clinica Mangiagalli di Milano. Attiva dal 2007, solo 3 volte è stata usata da madri che hanno ritenuto di offrire al proprio figlio un destino migliore, anche se lontano da sé.

Richiamando le “ruote degli esposti”, le moderne culle sono state riattivate per scongiurare il dramma dei tanti bambini abbandonati nei luoghi più assurdi e offrire una possibilità alle madri che non possono tenere un figlio, ma che hanno il coraggio di portarlo in grembo per 9 mesi, di farlo nascere, donandogli la vita.

La madre di Enea avrebbe potuto abortire, nessuno lo avrebbe mai saputo e non si sarebbero levati tutti questi appelli a ripensarci. Quante volte abbiamo visto i volontari degli oltre 300 Centri di Aiuto alla Vita italiani essere accusati di voler impedire alle donne di esercitare il loro diritto di scelta… Nel nostro Paese, ogni anno più di 60 mila bambini vengono abortiti secondo le procedure della legge 194/78, nel 2020 sono stati 5,4 per 1.000 nati vivi.

Eppure, anche Enea è stato un embrione prima e un feto dopo e proprio perché la madre lo ha custodito in seno e lo ha fatto nascere, gli ha concesso una chance di avere una madre e un padre pronti ad amarlo.

Queste scelte drammatiche maturano nel tempo, quando alla notizia di aspettare un figlio, si sente una distanza abissale tra la responsabilità di farlo crescere e le proprie condizioni di vita per motivi economici, spesso, ma anche per la solitudine di relazioni affettive precarie, per difficoltà sul lavoro o per fragilità psichiche.

Qualcuno, in queste ore, giustamente si è chiesto dov’è il padre di Enea. Ha saputo dell’esistenza di questo figlio? Ha accompagnato la madre in questa tragica decisione? O l’ha abbandonata fuggendo ad una responsabilità che non ha voluto assumersi?

La rete dei CAV, dei Consultori di Ispirazione Cristiana e dell’Ucipem sanno quanto è delicato mettersi accanto a una madre che vacilla impaurita quando il test di gravidanza è positivo: una vita che si annuncia porta necessariamente con sé un cambio enorme nella propria esistenza. E nessuna affronta con leggerezza questa terribile scelta nella quale spesso è lasciata ipocritamente sola.

La mamma di Enea si è assunta una responsabilità enorme, non sappiamo se prima abbia chiesto aiuto a qualcuno, sappiamo solo che ha avuto la forza di affidare suo figlio allo Stato italiano, nella certezza che sarà accolto e amato come ha fatto anche lei rinunciando a lui con enorme coraggio.

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