Il Circo e Mosca

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Il circo è un messaggio di pace e di fraternità . L’affermazione è di Pierrot Bidon, regista francese, che nel circo ha passato quasi tutta la vita. Artisti e tecnici lavorano insieme senza fare differenze di razze, religione e nazionalità, in mezzo a difficoltà e rischi, circostanze che, secondo Bidon, aiutano la gente circense a formare una grande famiglia sparsa su tutta la Terra. E proprio questo messaggio di fraternità tra popoli diversi lui vuole trasmettere mediante Pianeta Circo, in scena a Mosca con numeri dai vari continenti. Non per caso questo spettacolo viene messo su in uno dei circhi più famosi della capitale russa. Il circo russo è uno dei maggiori spettacoli, con un lavoro di sceneggiatura e un livello artistico molto alti, precisa Bidon. Entrare in un giorno comune dalla porta di servizio nel circo Nikulin a Tsvetnoi Bulvar, quasi al centro di Mosca, è un’esperienza curiosa. Un odore insolito ti fa subito capire che quello spazio non ampio è condiviso da orsi, cavalli ed elefanti, oltre che da acrobati, clown e musicisti. Nella pista d’allenamento si succedono acrobati nei più diversi esercizi. Il circo ha grandi tradizioni in Russia, ma ha passato ugualmente momenti difficili col crollo del sistema sovietico. Oggi però la situazione sembra più stabile. Il circo di Tsvetnoi Bulvar, che ha preso il nome di Juri Nikulin – uno dei più famosi attori e clown della seconda metà del secolo scorso – è attualmente una società privata, con piena autonomia per programmi ed investimenti. Ci sono trentanove circhi in Russia, ma solo tre, tra cui il nostro, sono società private, spiega Maxim Nikulin, figlio di Juri ed attuale direttore del circo. Il circo di Tsvetnoi Bulvar è erede di una tradizione di più di un secolo, e secondo Nikulin il pubblico si aspetta uno spettacolo che, senza dimenticare quello che si è fatto nel passato, sia allo stesso tempo innovativo. La vita di un artista di circo non è semplice. A contratti buoni si succedono a volte mesi d’attesa di nuove opportunità, il che è particolarmente difficile se, oltre a sostenere la famiglia, uno deve anche mantenere in forma animali per numeri che lascino lo spettatore incollato alla sedia. I cavalli perdono le loro qualità artistiche molto più velocemente degli uomini se non sono in condizioni di allenarsi e di esibirsi, ci spiega Alexey Dunkin, addestratore di cavalli, commentando il periodo difficile attraversato negli anni Novanta dal gruppo acrobatico equestre di Alibek Kantimirov, cui è affidato il numero di apertura. Quanto venga pagata una stella circense è un segreto che Maxim Nikulin preferisce non rivelare, perché potrebbe condizionare futuri contratti. Le stelle costano caro, ma non c’è stato un caso in cui non sia stato possibile arrivare ad un accordo. Mettere su uno spettacolo di circo, comunque, non richiede una spesa astronomica, ci spiega Joëlle Berrebi, co-produtrice del Pianeta Circo. Il rischio è una componente dello spettacolo di circo, osserva l’equilibrista Adjackson Vidal da Luz con semplicità. Nel Pianeta Circo lui fa il numero che lascia tutti sospesi, quando con gli occhi bendati fa il giro della Ruota della Morte (una grossa struttura metallica che gira intorno ad un’asse, ed ha nelle estremità due anelli, dentro e fuori dei quali gli equilibristi lavorano, senza nessuna protezione). Adjackson è nato a Recife e, al contrario di tanti altri colleghi, ha incominciato ha lavorare nel circo da grande, a 21 anni. Ha conosciuto Pierrot Bidon in Brasile alcuni anni fa, quando il regista francese stava allestendo per il Circo da Madrugada uno spettacolo basato sulla cultura brasiliana. In Russia Adjackson ha provato qualche difficoltà di comunicazione per via della lingua, ma o con gesti o in qualche altro modo ci si capisce sempre. Finito il contratto a Mosca, ripartirà per un altro paese con altri compagni, un’altra scena ed un altro pubblico; ma non se ne dà pensiero, perché – dice – è l’unica professione in cui, dovunque vai, trovi la stessa famiglia.

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