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Cultura > Teatro

Il caso Braibanti

di Elena D’Angelo

- Fonte: Città Nuova

Il 1968 è l’anno del processo che condanna Aldo Braibanti, poeta e drammaturgo, a nove anni di carcere con l’accusa di plagio. In pratica, Braibanti veniva accusato di aver influenzato un giovane di 23 anni e di avergli imposto le proprie visioni e i propri principi. Lo spettacolo si fa strumento per raccontare un’urgenza: parlare direttamente allo spettatore del fallimento che ancora oggi si manifesta nell’individualismo e nella non accettazione dell’altro.

Nel nostro immaginario il 1968 è l’anno della rivolta antiborghese. L’Italia è scossa da un movimento universale che lotta contro il principio di autorità e vuole scardinarlo. I protagonisti di questa rivoluzione sono i giovani che scendono in piazza per affermare il diritto alla libertà personale. Ma il 1968 è anche l’anno del processo che condanna Aldo Braibanti, poeta e drammaturgo, a nove anni di carcere con l’accusa di plagio. Il reato è questo: aver sedotto il giovane Giovanni Sanfratello, ventitreenne appartenente a una famiglia della borghesia piacentina. Le forze dell’ordine, allertate dal padre del giovane, avevano fatto irruzione in casa del poeta a Roma, dove la coppia conviveva, provvedendo subito ad allontanare Giovanni. A nulla valse la dichiarazione di Giovanni, né le posizioni di molti intellettuali come Pasolini e Moravia. Il Giovane fu rinchiuso in manicomio e fu sottoposto a sedute di elettroshock.

Da questo episodio di cronaca prende avvio lo studio sullo spettacolo Ion, scritto e diretto da Dino Lopardo, con Alfredo Tortorelli, Andrea Tosi e Iole Franco, che sarà presentato al Festival InDivenire a Roma.

L’avvenimento realmente accaduto è il punto di partenza per una riflessione più articolata sul tema della libertà. L’autore usa il fatto di cronaca come pretesto per indagare le dinamiche che si instaurano tra i personaggi della sua storia: due fratelli, Paolo e Giovanni, che vivono un rapporto difficile col padre. Il primo quasi morbosamente attaccato al genitore, il secondo emarginato e rifiutato. Attraverso un lavoro di studio sul tema del rapporto genitori figli, la compagnia ITACA si accorge ben presto che nulla cambia davvero: nonostante le rivoluzioni sociali, intellettuali e politiche, la condizione ancestrale dell’uomo permane, con tutte le sue contraddizioni e i suoi contrasti.

Così lo spettacolo si fa strumento per raccontare un’urgenza: parlare direttamente allo spettatore del fallimento che ancora oggi si manifesta nell’individualismo e nella non accettazione dell’altro.

Il dialogo aperto col pubblico si realizza attraverso un linguaggio scenico che sperimenta effetti visivi di grande impatto. La cifra stilistica del regista è proprio quella di costruire una scena viva, dove le suggestioni siano funzionale al contenuto emotivo e mai solo decorative.

Oggi il reato di plagio è stato depennato dal nostro codice e Braibanti è di fatto l’unico condannato nella storia per questo delitto.

Ma qualcosa è davvero cambiato?

 

Festival InDivenire

Spazio Diamante – Roma

6 ottobre  ore 19

Riproduzione riservata ©

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