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Cultura > Arte e Spettacolo

Il bullismo è dentro casa

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Ne “Il dio della carneficina”, Yasmina Reza svela le contraddizioni di un mondo adulto illusoriamente responsabile e assennato.

il dio della carneficina

Se si recita da mesi a Parigi, a Londra, a Monaco, a Madrid, e a Broadway, qualcosa vorrà dire. Il successo de Il dio della carneficina della drammaturga francese Yasmina Reza si è ripetuto anche in Italia con questo allestimento firmato da Roberto Andò che ha debuttato lo scorso anno con grande consenso di pubblico, ed ora ritorna partendo dal Teatro Eliseo della capitale.

 

Il cast è di gran caratura: Alessio Boni (tornato finalmente al teatro dopo alcuni anni), Anna Bonaiuto, Michela Cescon, Silvio Orlando. Il testo è una elegante e divertente commedia dal sapore amaro, dove si ride perché vi ritroviamo certe nostre realtà quotidiane. La storia è semplice e si svolge in tempo reale dentro una scena fissa. Il sipario si apre su un salotto dove due coppie estranee e di diversa estrazione sociale stanno discutendo un caso di bullismo che riguarda i rispettivi figli, uno dei quali ha spaccato i denti all’altro. Nella prima parte il dialogo gira attorno al fatto accaduto. Poi la visione si allarga sulla vita in generale rivelando mediocrità e cinismo, falsità e marciume. Intenzionati ad appianare civilmente la questione, i quattro poco a poco si assestano sulle rispettive posizioni contrapposte passando quindi agli insulti, con scene di isteria collettiva, urla, vomiti. Un campo di battaglia dove assieme al fallimento dei buoni propositi e della tolleranza, affioreranno bugie, egoismi, insofferenze, e andrà in frantumi anche la coppia. Si ride amaro, tra allusioni, fiumi di parole e silenzi, battute sarcastiche e dialoghi al vetriolo, facendoci riflettere sulla responsabilità dei genitori – i veri prepotenti in questione – sull’educazione dei figli. Che dovrebbero imparare – dice una delle due madri in una battuta della commedia – «l’arte di vivere insieme».

 

La Reza ha un senso acuto del dialogo, una scrittura sottile e chiara. Sa fare rimbalzare le battute e le repliche come in un’impeccabile partita di ping pong. E lascia gli attori liberi di riempire il ricco sottotesto. Qui lo fanno benissimo gli interpreti, che suppliscono con creatività ad una regia quasi assente che avrebbe anche potuto, e dovuto, osare di più considerando il magnifico quartetto di attori scelti.

 

Al Teatro Eliseo di Roma fino al 10 gennaio. In tournèe.

Riproduzione riservata ©

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