Il borsone e la borsetta

Ad Innsbruck, in pieno inverno. Sono le ventidue e tira un freddo gelido. Imbacuccato nella calda giacca a vento, cerco di raggiungere velocemente casa mia. Un giovane mi sbarra la strada, e mi chiede di comprare la sua stufa per 300 scellini. Mi spiega che, se non paga la quota completa dell’alloggio, la padrona di casa gli darà lo sfratto. La mia reazione è: “Purtroppo non posso”. Porto nel mio borsellino esattamente 323 scellini, che devono bastare per coprire le spese di vitto per la seconda metà del mese. I miei amici sono in ferie invernali e non ho nessuno a cui chiedere un prestito. Mentre mi allontano, mi sovviene che io ho almeno una stanza calda, mentre quell’uomo non possiede nulla. E poi quelle parole del vangelo: “Date e vi sarà dato”. Mi giro e lo chiamo; gli do i 300 scellini; la stufa può tenersela per sé. Lungo il tragitto, però, sta per assalirmi l’angoscia: come arrivare fino all’ultimo giorno del mese? Ma, appena rincasato, ecco che trovo un borsone appeso alla porta della mia stanza, riempito di pane, speck, uova, formaggio, mele, burro. Tutte cose che sogna uno studente affamato. Fino ad oggi non ho scoperto ancora chi abbia appeso quel borsone… A.V. – Austria Arrivata a casa di mia sorella, cerco inutilmente la borsetta: devo averla smarrita chissà dove, prima di partire. Era piena di cose personali: agenda, documenti, foto di famiglia, ma soprattutto sono addolorata per dei soldi non miei – 140 pesos (= 200 dollari) – che servivano per aiutare chi è in necessità. Mentre agitata faccio qualche telefonata per bloccare i depositi bancari, mi rendo conto che questa perdita è il culmine di una serie di fatti che, per distrazione, mi sono successi in quest’ultimo tempo, vissuti con la mente altrove, per un problema familiare. Mio padre, ammalato seriamente, aveva bisogno di un supplemento di affetto e di attenzione che io non ero disposta a dargli in quanto, a causa di certi trascorsi, nutrivo risentimento nei suoi confronti. Ora, però, capivo di aver perso l’occasione di amarlo incondizionatamente, preoccupata di considerare quello che era giusto o no, se avevo ragione o no… È stato un richiamo di Dio così forte che sono entrata d’impeto nella stanza di papà e, senza dirgli tante cose, sono rimasta con lui. Sapendo poi che gli costava camminare, mi sono messa ad insegnargli degli esercizi. Col risultato che, da prostrato che era, ha sentito lo stimolo a guarire, alzarsi, pieno di buon animo. C’era, però, ancora qualcosa che non mi quadrava: la perdita dei soldi! “Capisco, Gesù, che tu hai permesso che succedesse questo perché mi rendessi conto che dovevo lanciarmi ad amare senza condizioni… ma quei soldi erano per un fine buono. Aiutami a ritrovarli”. Di nuovo a casa, mi dicono che un signore mi stava cercando e che si rifarà vivo fra qualche minuto. Suona il campanello: è un tassista che ha ritrovato la mia borsetta in mezzo alla strada, in pieno traffico. E i soldi? Anche quelli ci sono tutti! C. F. – Cile

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