Il bello delle Paralimpiadi

A Londra grandi storie di atleti che hanno inseguito passioni e raggiunto obiettivi.
Matt Stutzman nel tiro con l'arco

Matt Stutzman è privo dalla nascita di entrambe le braccia. Uno statunitense, oggi ventinovenne, che ha sempre amato lo sport. Così, per riuscire a praticare il tiro a segno, la sua disciplina preferita, Matt ha imparato con il tempo a sparare con i piedi. Dopo aver scoperto di essere particolarmente bravo, ha provato anche il tiro con l’arco, specialità in cui oggi è tra i migliori atleti paralimpici del mondo. Come fa a scagliare le sue frecce? Semplice, utilizza le dita dei piedi per trattenere l’arco, mentre per indirizzare e scoccare il dardo usa la bocca.
Anche Lu Dong, nuotatrice cinese, è priva di entrambe le braccia. Il suo stile preferito è il dorso, e per trovare la spinta necessaria a lanciarsi in acqua, usa un sistema davvero particolare: si aggrappa con i denti ad un asciugamano tenuto dal suo allenatore sul blocco di partenza.
 
Matt Stutzman e Lu Dong sono solo due degli oltre 4.200 atleti che hanno preso parte alle ultime Paralimpiadi, la competizione equivalente dei Giochi olimpici riservata alle persone diversamente abili. Attenzione, però, Matt e Lu non sono dei fenomeni da baraccone, come potrebbe pensare qualcuno a prima vista. Né, tantomeno, sono dei “personaggini”, come sono stati infelicemente ribattezzati gli atleti paralimpici dal comico genovese Paolo Villaggio in un’uscita davvero “fantozziana”. Tutt’altro! Matt e Lu sono due campioni veri che a Londra sono riusciti a salire sul podio solo grazie ad anni e anni di allenamento, superando prima i propri limiti e poi una concorrenza che, in questa competizione, sta diventando negli anni sempre più agguerrita: Matt ha conquistato l’argento, battuto in finale solo dal finlandese Forsberg, mentre Lu ha vinto addirittura la medaglia d’oro a tempo di record del mondo.
 
Se questi due ragazzi sono però cresciuti con la loro disabilità, altri atleti in gara nella capitale britannica hanno dovuto imparare ad affrontarla in seguito a incidenti o malattie. Hassiem Achmat, ad esempio, è sopravvissuto all’attacco di uno squalo che sei anni fa gli staccò una gamba. Il nuotatore sudafricano si trovava al largo di Città del Capo quando, nel tentativo di tenerlo distante dal fratello più piccolo, cercò di attirare il grosso pesce carnivoro su di sé. Alla fine fu salvato dai suoi amici, che lo sollevarono sulla loro barca mentre lo squalo, trascinandolo per oltre 50 metri, gli addentava la gamba. «Quello squalo ha cambiato la mia vita», ha spiegato a Londra Hassiem dopo aver vinto la medaglia di bronzo nei 100 metri farfalla. «Da quell’episodio ho cercato di risollevarmi, sfruttando al meglio tutte le opportunità a mia disposizione».
 
Nuove opportunità come quelle che hanno trovato, proprio nelle gare paralimpiche, anche due ex campioni dello sport azzurro per “normodotati”, Alex Zanardi e Assunta Legnante. Alex, prima di subire l’amputazione di entrambe le gambe a seguito di un drammatico incidente in gara avvenuto nel settembre del 2001, era un pilota di Cart e Formula 1. Assunta, invece, prima di perdere definitivamente la vista nel novembre scorso, era stata un’ottima lanciatrice di peso, vincitrice tra l’altro della medaglia d’oro ai Campionati europei indoor. Alex a Londra ha conquistato due medaglie d’oro e una d’argento nell’handbike (un particolare tipo di bicicletta usata da persone con disabilità o malformazioni agli arti inferiori), mentre Assunta si è aggiudicata la medaglia d’oro del lancio del peso nella gara riservata alle atlete non vedenti. I due atleti italiani non hanno permesso che quanto loro accaduto interrompesse per sempre la loro voglia di fare dello sport. Hanno reagito, sapendosi reinventare. Come sportivi, e soprattutto come persone.
 
Ed è proprio l’amore per lo sport, e quindi per la vita, il vero comune denominatore di tutte queste storie, così come delle tante altre storie che le recenti Paralimpiadi di Londra 2012 hanno portato alla luce. Un amore così forte da diventare uno stimolo per superare le circostanze drammatiche che hanno caratterizzato la vita di questi ragazzi, per riuscire ad andare oltre ogni limite, per abbattere i pregiudizi e far sentire questi ragazzi e ragazze un po’ meno diversi dagli altri. E lo sport alla fine ha ripagato tutti loro, offrendo appunto, una volta usciti dal buio, una nuova, coinvolgente, opportunità.

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