Il bello dell’amore coniugale

Famiglie
Appena uscì, fu chiamata l’enciclica del no alla pillola e suscitò un’ondata di polemiche. La solitudine di Paolo VI nell’emanarla è ormai affidata alla storia. Eppure, per chi rilegge con coscienza libera e serena l’Humanae Vitae (Hv), essa appare profetica come non mai. Ne parliamo con Elena Giacchi, ginecologa, coordinatrice del Centro studi e ricerche sulla regolazione naturale della fertilità, presso l’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma e presidente della Confederazione italiana dei centri per la regolazione naturale della fertilità. Già quarant’anni fa ci fu polemica su questa enciclica. Perché oggi l’Hv dovrebbe interessare ancora? Per riscoprire il significato dell’amore e della generazione della vita. L’Hv non è, come la presentano i media, una serie di norme e divieti per il controllo delle nascite. Essa invece spiega semplicemente cos’è l’amore umano, in particolare quello coniugale, che mette in gioco la persona nella sua totalità, dimensione corporea e spirituale. In questo senso l’Hv caratterizza l’amore coniugale come dono totale tra uomo e donna, senza riserve, esclusivo e fecondo. Non sono aspirazioni troppo alte rispetto alla realtà della vita quotidiana di coppia? Sono esigenze profonde proprie di ogni persona: il desiderio di essere accolti ed amati per sé stessi può essere il punto di partenza per imparare ad accogliere l’altro così com’è, nella sua diversità ed originalità. Saper prendere l’iniziativa nell’amare, entrare nella sensibilità dell’altro, senza ripiegamenti in sé stessi. Da qui nascono le altre caratteristiche come esclusività e fedeltà, che non significano soltanto non tradimento, ma costruire giorno per giorno un amore che cresce e si rinnova. Questa è la fedeltà, anche con la consapevolezza che si cresce insieme, sbagliando e ricominciando, senza l’aspettativa di cambiare l’altro per fargli magari raggiungere il modello di partner ideale che ho io. È questo che rende forte la coppia? Esatto. Se c’è accoglienza, totalità ed esclusività, la persona si trova arricchita dell’altro, sperimenta un germe di vita nuova in sé stessa. Come conseguenza naturale di questo c’è anche la trasmissione della vita. E qui c’è da riflettere su un altro aspetto: l’amore è fecondo anche se biologicamente ci sono dei problemi nel generare un figlio. Si può sentire la completezza che danno i figli anche se non ci sono? Sì, dall’accoglienza reciproca nasce la capacità di accogliere un figlio, anche se non è stato generato dalla coppia, e la spinta ad aprire la fecondità del proprio amore riversandola nell’impegno sociale. Bisogna riflettere anche sul linguaggio: è comune l’espressione avere un figlio, mentre dovremmo imparare a dire accogliere un figlio. Quando parlo agli studenti, prima di trattare aspetti scientifici e metodi diagnostici della fertilità, cerco di richiamare l’attenzione su cosa significhi procreazione e accoglienza di un figlio. I metodi naturali, infatti, non sono contraccettivi, semplicemente offrono ai coniugi la possibilità di riconoscere, nell’ambito del ciclo femminile, il periodo fertile, quando cioè è possibile il concepimento. Questo contribuisce a far scoprire la propria fertilità come dono prezioso da salvaguardare e offre la possibilità di aprirsi consapevolmente e responsabilmente alla trasmissione della vita. In pratica è uno stile di vita preciso, che si attua nella vita di coppia con la scelta di un metodo naturale. Ma i metodi naturali non sono solo per cattolici straconvinti? No, sono per tutti, anche per non credenti, perché aiutano a rispondere alla domanda che qualsiasi uomo o donna si pone: cosa significa un figlio per noi? Cosa esprime il rapporto sessuale nella nostra vita di coppia? Certo, anche chi non li usa può cercare queste risposte, ma i metodi naturali sono un grande aiuto a trovarle. Si dice spesso che il piacere personale immediato è l’unico modo per arrivare alla felicità… Al contrario, la ricerca continua di una soddisfazione immediata spesso è espressione di insoddisfazione. Bisogna invece non accontentarsi dell’immediato, ma riscoprire la gioia del costruire giorno per giorno il rapporto con l’altro. Con tenacia e volontà. Talora non abbiamo la stessa coerenza di comportamento nei vari aspetti della nostra vita: lottiamo per un traguardo, una competizione sportiva, o la carriera, anche se questo richiede a volte sacrifici enormi. Con la soddisfazione però di aver messo in gioco sé stessi e realizzarsi. Invece l’impegno a coltivare la relazione di coppia spesso viene dato per scontato, non è perseguito con determinazione, come obiettivo importante. Le coppie che seguite come se la cavano? cavano? In questi anni, tante coppie hanno accolto con semplicità il messaggio dell’enciclica, vivendone il valore nel proprio rapporto di coppia e familiare. In Italia c’è una rete di centri di insegnamento con un migliaio di insegnanti attivi, la cui competenza e professionalità è garantita dalla Confederazione nazionale. La maggior parte dei centri opera in regime di volontariato, quindi si autofinanzia. Iniziative interessanti sono anche i corsi di formazione per il personale sanitario, medici, ginecologi, con accreditamento ministeriale ai fini dell’Educazione continua in medicina (Ecm). Altro esempio i corsi di formazione per ostetriche dell’Emilia Romagna, e per operatori di Consultorio del Lazio, finalizzati a rendere disponibile il servizio di insegnamento del metodo naturale nei consultori pubblici della regione. Nel 2004, poi, a seguito di un simposio svoltosi presso la nostra università, gli ordinari di ginecologia e i presidi di tutte le facoltà di medicina di Roma hanno sottoscritto una dichiarazione in cui si afferma che proporre i metodi naturali è un dovere deontologico. A ottobre vi incontrate in un grande congresso. Quali prospettive? Si vorrebbe fare un bilancio a livello europeo di quanto è stato attuato dell’enciclica e quanto ancora c’è da realizzare. Soprattutto però vorremmo mettere a fuoco come hanno risposto coppie, pubbliche istituzioni, uomini di scienza e pastori della Chiesa. C’è chi ancora la ritiene un sacrificio troppo grande per le coppie e non ha magari il coraggio di proporla e verificarne gli effetti, chi invece, comprendendone il valore, ha aperto nuovi campi, sia in ambito scientifico che sociale e pastorale. OTALE, FEDELE E FECONDO L’amore coniugale, secondo l’Humanae Vitae, non è semplice trasporto di istinto e sentimento, ma anche e principalmente atto della volontà libera, destinato non solo a mantenersi, ma anche ad accrescersi mediante le gioie e i dolori della vita quotidiana; così che gli sposi diventino un cuor solo e un’anima sola, e raggiungano insieme la loro perfezione umana. È poi amore totale, vale a dire una forma tutta speciale di amicizia personale, in cui gli sposi generosamente condividono ogni cosa, senza indebite riserve o calcoli egoistici. Continua l’enciclica: È ancora amore fedele ed esclusivo fino alla morte. Così infatti lo concepiscono gli sposi nel giorno in cui assumono liberamente e in piena consapevolezza l’impegno del vincolo matrimoniale. Fedeltà che può talvolta essere difficile, ma (…) da essa, come da una sorgente, scaturisce una intima e duratura felicità. È infine amore fecondo, che non si esaurisce tutto nella comunione dei coniugi, ma è destinato a continuarsi, suscitando nuove vite. ATTUALITÀ DELL’ENCICLICA Il 3 e 4 ottobre 2008, a Roma, presso l’Università cattolica del Sacro Cuore, si svolgerà il congresso internazionale sulla natalità, a 40 anni dall’enciclica Humanae Vitae. Destinatari: uomini di scienza (contesto medico-sanitario), pubbliche istituzioni, vescovi e sacerdoti. Obiettivo: far emergere chiaramente il messaggio dell’Hv e la sua ricchezza per la vita coniugale. E in più il rigoroso fondamento scientifico e l’affidabilità dei metodi naturali moderni (Billings e sintotermici) in ogni circostanza della vita fertile, indipendentemente dalla regolarità o irregolarità dei cicli, il loro contributo diagnostico e preventivo nella valutazione dello stato di fertilità della donna e l’aiuto alle coppie che ricercano la gravidanza, anche quelle subfertili. Promotori: Università cattolica del Sacro Cuore, Confederazione italiana Centri regolazione naturale fertilità, Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, European Institute for Family life education.

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