Il balletto tra la gente

Etoile. La mia vita, la preziosa autobiografia di Liliana Cosi, è stata presentata al Circolo della stampa di Milano. Oltre trecento persone presenti e una ventina di giornalisti hanno potuto assistere a un evento in cui giornalisti di fama come Piero Ottone e il critico di balletto Mario Pasi hanno delineato la figura di un’artista che li ha emozionati e commossi. NetOne, associazione di comunicatori e l’editrice Città Nuova hanno promosso l’incontro: Luce sulla ribalta. Michele Zanzucchi, giornalista a Città nuova, introducendo i due testimoni ha ricordato come la Cosi non abbia mai smesso di mettersi in discussione, abbia guardato sempre avanti e in tal senso sia stata maestra per tanti; per questo la sua autobiografia non è un bilancio ma un libro che apre a quel Dio che lei ha voluto mettere alla base della sua arte. Il giornalista Piero Ottone, già direttore de Il Secolo XIX e del Corriere della Sera, meravigliato per l’affollamento della Sala Bracco del Circolo della Stampa, ha ricordato di aver conosciuto la ballerina al Bolshoj di Mosca, che allora frequentava come inviato: Lì ebbi la rivelazione della mia vita: eleganza, splendore di movimento, magia. Tutto quanto mi ha rapito. Si è anche detto esitante nel partecipare all’evento milanese, sembrandogli un’insolenza da parte sua, non essendo propriamente esperto di balletto. Ma ha poi ceduto all’invito di Liliana: La stima in lei mi ha fatto superare ogni dubbio e ogni incertezza. Era anche lui a Mosca nel 1955, quando la Russia rappresentava una avventura, una dura prova: l’unico spettacolo che si poteva vedere era il balletto e fu così che frequentò il Bolshoj. Ha quindi ricordato le prove anche fisiche che l’artista ha avuto (ci siamo trovati perfino in ospedale a Mosca, lei per problemi al ginocchio, io per un colpo in testa): Ha sopportato tutto con una forza di volontà incredibile ed ha resistito per la fede e per la sua esperienza religiosa: il balletto è un’arte superiore che porta al soprannaturale, è un’arte allo stato puro. Quanto alla biografia, ha sostenuto che nel libro si vedono la vita dell’artista, le sue esperienze, la sua grande vitalità: una vera rivelazione, una storia straordinaria perché tali sono le qualità di Liliana. Grazie alla sua esperienza religiosa ha sopportato situazioni dolorose, ha sottoposto alla visione spirituale tutta la sua attività artistica. In tal modo il balletto classico diventa qualcosa più di uno spettacolo, diventa un’arte superiore che porta al soprannaturale, un’arte allo stato puro. Da parte sua Mario Pasi, critico di balletto, si è detto commosso come quasi mai gli era capitato e con la nostalgia di un passato in cui balletto, musica e arte erano al massimo grado. Il video del passo a due di Liliana e Nurejev (trasmesso prima dell’incontro, ndr) è di tale perfezione che, potremmo dire: Oggi non ce n’è più. Ha ricordato una stagione che sembra quasi impossibile, quando la Scala aveva 7/8 étoile, si apriva al balletto europeo, e poi negli anni Cinquanta scopriva il balletto russo . Che Liliana e le sue compagne andassero a perfezionarsi a Mosca era un evento che tutti seguivano: Da lì è nata un’operazione che ha segnato il potenziamento stilistico delle nostre compagnie. Liliana Cosi ha rappresentato e rappresenta la perfezione dello stile classico: Carla Fracci mi ha detto – ha proseguito Pasi – che quando in teatro arriva una ballerina allieva di Liliana si può stare sicuri che è una vera ballerina, perché è preparatissima e le viene trasmesso un impegno morale, artistico e spirituale. Pasi ha anche affermato che, da quando ha smesso di ballare, Liliana è diventata una vera missionaria del balletto, portatrice di importanti verità: per questo bisogna stimarla profondamente. Non sempre ho capito la sua scelta di una vita più dura e sofferta invece di quella più facile e di successo, ma ora devo riconoscere che aveva ragione lei. È stata quindi la stessa ballerina a spiegare i motivi che l’hanno portata a scrivere, dopo anni di palcoscenico, come desiderio di parlare chiaro e di responsabilità verso il pubblico che mi seguiva. Dai primi passi sulle punte alla scuola del Teatro alla Scala, alle numerose tournée al Bolshoj di Mosca, di cui era divenuta presto étoile, particolarmente amata dall’esigente pubblico russo, dagli spettacoli con Nureyev a Londra al sodalizio con il rumeno Stefanescu, alla fondazione di una compagnia e di una scuola di balletto classico: questa la sintesi di una carriera che non può essere compressa in poche righe. Meglio ripercorrere quel che più ha caratterizzato la sua arte e ha determinato le sue scelte. Gli anni Sessanta e Settanta l’hanno vista nei teatri di tutto il mondo, con i repertori più prestigiosi e difficili e con i partner più famosi; nel 1977, con una notorietà al culmine, arrivava la scelta decisiva, impegnativa e dirompente: la decisione di portare il balletto fra la gente, sentita come grande responsabilità verso il pubblico: L’arte e la bellezza – dice – devono elevare l’uomo, essere nutrimento e non solo svago, quindi per tutti. Già nei suoi vent’anni era avvenuto un incontro quasi casuale, poi divenuto coinvolgente, con un Dio che è come il sole che illumina non solo me, ma tutto quanto io faccio. Fu l’incontro con Chiara Lubich a determinare la svolta decisiva nella vita di Liliana: Mi ha aiutato a fare unità nella mia persona: la quotidianità, il balletto, l’impegno della vita. Questa nuova carica l’ha spinta su strade mai percorse nel campo del balletto. La Cosi cita un proverbio cinese: Quando c’è il buio non bisogna gridare al buio, ma bisogna accendere un fiammifero. Con questo fiammifero acceso lei, Marinel Stefanescu e la moglie Louise hanno fondato l’Associazione balletto classico (Abc), che comprende la compagnia, la scuola e il centro di produzione, scegliendo la sede di Reggio Emilia per diffondere il balletto al più vasto pubblico possibile. Iniziammo con 25 spettacoli al mese, una fatica immane; ma volevamo essere liberi di fare quello che avevamo in cuore. Quindi avanti senza timori: Anche le cose negative erano riempite da questo sole, anche una slogatura. L’obiettivo era riuscire a dare la gioia agli altri, portare con il balletto, ai più alti livelli, dei simboli, dei valori belli. Migliaia di giovani sono stati formati attraverso la scuola di balletto di Reggio Emilia; allievi sono arrivati da tutta Italia e da varie parti del mondo e sempre più la scuola è per tanti una vera scuola di vita. Io cerco di spiegare ai giovani che la danza non è un motivo di carriera in sé; la sua bellezza va sperimentata dentro di loro, perché la fonte è lì, per essere capaci di donarla. LA PEDANA DI LANCIO C’è un tema che sottintende tutta la biografia Etoile. La mia vita: è quello del dolore, che non ha mai abbandonato la protagonista nemmeno nei momenti di maggior gloria. All’inizio della carriera ebbe umiliazioni assurde: Tutte le mie compagne, uscite con punteggi più bassi, avevano delle parti e io mai. Alla Scala, quando cominciò a essere chiamata a Mosca, in teatro trovai più freddezza nei miei confronti. Fu a Torino che si rivelò il significato del dolore, con le parole di una focolarina: Gesù crocefisso e abbandonato. In lui tutti i dolori avrebbero acquistato il loro vero senso. Anche la fatica degli allenamenti moscoviti e il senso di non riuscire a fare come mi veniva richiesto erano dolori ai quali io cercavo di dare un volto, quello dell’Abbandonato. Ma l’importante, per lei era avere il cuore e l’anima aperti su di lui. Ogni ostacolo, ogni limite può divenire, nell’amore per lui, radice alla bellezza. Provò anche periodi di profonda solitudine: A prima vista la mia carriera poteva sembrare un susseguirsi di soddisfazioni, in realtà non è stata avara di momenti duri e di solitudine, senza amicizie, con problemi finanziari. Altrettanto difficile è stata l’esperienza della scuola e, più dolorosi ancora, vari problemi di salute: Avevo capito che il motivo principale del mio ballare non era farlo bene e farmi ammirare ma dare testimonianza di un amore più soprannaturale

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