I volti del Soccorso

ABologna, il 2 agosto 1980, lo scoppio violentissimo distrusse le sale d’aspetto di prima e seconda classe piene di vacanzieri. L’esplosione investì pure il treno Ancona-Chiasso in sosta sul primo binario. Dalle 10.25 in poi la città si trasformò in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza per le vittime, i sopravvissuti e i loro parenti. 85 morti e 200 feriti fu il bilancio finale. 105 scatti per raccontare la tragedia, il modo in cui Bologna reagì, ma anche per descrivere il sistema dell’emergenza di oggi, fatto di organizzazione e tecnologia. Tutto nella mostra fotografica I volti del soccorso, 2 agosto 1980-2005, organizzata dall’Azienda Usl di Bologna fino al 20 settembre all’Ospedale Maggiore, attraverso le immagini di Paolo Ferrari e Paolo Righi fotoreporter bolognesi. Da quel tragico evento nacque la consapevolezza di fare dello sforzo collettivo, che fu spontaneo e straordinariamente generoso, un sistema che garantisse massima efficienza e sicurezza possibile ai cittadini, che ad esso si affidano nei momenti più drammatici. A distanza di venticinque anni, il modo di affrontare l’emergenza è cambiato: è nata un’organizzazione sanitaria (118) predisposta ad affrontare questo tipo di eventi. Sono stati acquisiti tecnologie, mezzi, competenze; soprattutto si è intrapreso un percorso comune che ha portato a condividere con altri protagonisti del soccorso (vigili del fuoco, Protezione civile, forze dell’ordine) l’attuale sistema dell’emergenza/urgenza. Il 118 dell’Azienda Usl di Bologna si è caratterizzato, a partire dai primi anni Novanta, per l’efficacia del modello organizzativo e gli elevati standard tecnico-professionali del personale; per la solidità e la sinergia con la rete del sistema ospedaliero; per la disponibilità di strumenti tecnici estremamente avanzati: dalla possibilità di accesso in tempo reale a banche dati e anagrafe sanitaria ai sistemi di localizzazione satellitare dei mezzi di soccorso; per la specializzazione negli interventi di maggiore criticità clinica e organizzativa, come i sistemi di assistenza e soccorso ai cantieri per la realizzazione delle linee ferroviarie ad alta velocità (Tav) e alle nuove infrastrutture autostradali dell’area appenninica (variante di valico – Vav). Anche oggi sono tanti i volti del soccorso che nel sistema del 118 muovono giorno e notte un complesso meccanismo di competenze e mezzi. Insieme a loro, due categorie che caratterizzano la sanità come bene collettivo, i volontari delle tante associazioni che supportano i professionisti dell’emergenza, fornendo un contributo essenziale fatto di risorse umane ma anche di impegno civile, e i laici, quelli che contribuiscono al sistema dell’emergenza nel loro contesto di vita e di lavoro quotidiano. Un esempio di questa collaborazione è il progetto Pronto Blu, promosso dall’Azienda Usl di Bologna. Dall’aeroporto agli ipermercati e in tanti luoghi di aggregazione di Bologna e provincia, centinaia di persone hanno imparato a usare i defibrillatori, per poter intervenire immediatamente trovandosi di fronte a qualcuno in arresto cardiaco. Un progetto che ha dimostrato appieno la sua utilità: nel 2004, un passeggero in transito all’aeroporto di Bologna è stato salvato grazie alla presenza del defibrillatore nel terminal e di chi sapeva usarlo. Un caso che dà la misura di quanto l’emergenza sia oggi un sistema basato sulla capacità di intervenire insieme, secondo un modo che tutti coloro che prestano soccorso conoscono e che dà a ognuno il senso della sua presenza e del suo impegno. Una presenza e un impegno che idealmente, ma anche oggettivamente, riconducono a quella tragica mattina di agosto di venticinque anni fa, e alla straordinaria risposta che l’intera città spontaneamente rese.

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