I tre falciatori del cielo

Lavori
La Valle Grana è una delle tante valli che racchiudono la provincia di Cuneo delimitandone a sud il confine con la Francia. Una valle stretta, ricca di acque e di tanto verde. Coumboscuro è una valle laterale corta, con antiche borgate dai nomi occitani come Frise, San Peire e Sancto Lucìo, disseminate tra folti boschi e acque fresche, tra i mille e i 1200 metri di altezza. Qui si parla la lingua del Nobel Frédéric Mistral, reperibile e ammirabile nei suoi capolavori. Quello di Coumboscuro è l’unico teatro provenzale presente in Italia: una realtà nota ad appassionati e ricercatori cisalpini e transalpini, che spesso si ritrovano a Sancto Lucìo occitano. Passare in Coumboscuro significa percorrere orme antiche. Qui, intorno all’anno mille, vennero i monaci benedettini da Puy en Velay (Cevennes francesi), diradarono i boschi, impiantarono chiese e borgate insieme alla prima fede cristiana. Successivamente scesero i gallo-ispanici diretti alla conquista del Piemonte ma, durante la risalita, incapparono in un’imboscata preparata dalla gente del luogo su preciso ordine del re di Sardegna. I montanari affrontarono i reparti francesi e ne fecero strage. I pochi scampati oltre confine diffusero la notizia di una valle oscura, di una Coumboscuro, teatro di sangue e di morte, tanto che i vecchi di qui ricordano ancora che i loro padri e nonni narravano che, nelle loro migrazioni nel sud francese, più di una volta avevano dovuto guardarsi dal rivelare la loro provenienza per non subire maltrattamenti e minacce. Porta la data del 1958 la nascita di Coumboscuro centre prouvençal il Centro internazionale di cultura che propone nel corso dell’anno, a visitatori e turisti, una serie di rappresentazioni teatrali e rievocazioni d’altri tempi vissute dagli occitani nel tempo. Si vive un pomeriggio dedicato al teatro e alla musica pastorale provenzale su testi di creazione originale. La piccola chiesetta di Sancto Lucìo, sede della rappresentazione, è affollata di persone che dai quattro angoli della provincia, ma anche dalla vicina Liguria e dalla Lombardia, sono salite per questo appuntamento che ha per titolo: citours. In lingua provenzale citours si dicono i falciatori, le tre stelle della costellazione d’Orione, quelle che stando alla leggenda delle genti di montagna, tagliano l’erba nei pascoli del ciclo. Il canto dei tre falciatori è sottofondo musicale e spunto dell’azione teatrale. Il testo l’ha scritto, come sempre, Sergio Arneodo, e questa volta fa riflettere e commuove, perché affronta con grande sensibilità e originalità argomenti forti come le morti sul lavoro e l’emigrazione. Il dramma racconta di tre minatori che, due secoli fa, morirono nel crollo di una galleria nelle Alpilles di Provenza. È una tragedia accaduta nell’Ottocento, ma che immancabilmente porta il pensiero degli spettatori a un dramma recente: i sette morti delle acciaierie Thyssen Krupp di Torino. L’autore si rifà all’antica emigrazione alpina oltre frontiera, verso la Provenza, che da queste parti era naturale. Coumboscuro è stata terra di antiche emigrazioni, terra di fatica, di perenne ricerca di lavoro oltre frontiera. Erano in molti ad andare a guadagnarsi il pane nelle miniere francesi. Soprattutto a Baux in Provenza, e Cardane, vicino Marsiglia. E chi non faceva il minatore, finita la bella stagione andava a fare il contadino nella pianura. I tre morti, protagonisti del dramma teatrale, erano emigrati in cerca di lavoro. Nella rappresentazione lo spettatore vive il dolore, lo sgomento, e anche la discordia e i malintesi che serpeggiano tra i sopravvissuti e i parenti dei morti. Quale speranza può ancora confortare le famiglie di quelle tre vittime? Rimangono tre stelle, i tre falciatori del cielo: sono proprio loro a richiamare al paese le anime dei tre sfortunati minatori dispersi. La luce dei tre citours, lassù, ridarà vita e speranza, spegnerà divisioni e discordie. UNA LINGUA NEOLATINA Il provenzale è una delle lingue neolatine della famiglia d’Oc del Midi di Francia, come il guascone, il limosino, l’alvergnate, il perigordino, il linguadociano. In Francia, la lingua parlata nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur dal Rodano alle Alpi, è il provenzale. In Italia il territorio alpino, confinante con la regione Provenza, compreso tra le Valli monregalesi (prov. di Cuneo) e l’Alta Valle Susa (prov. di Torino), appartiene all’area linguistica provenzale alpina. Da sempre la lingua attribuita ai trovatori medioevali (sec. XI-XIII) è il provenzale. Il filone creativo si indebolì nei secoli per diverse motivazioni storico-sociali. La piccola borgata di Sancto Lucìo è sede e crocevia di numerosi eventi culturali, espositivi e spettacolari.

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