I Tenenbaum

Raffinatezza ed intelligenza distinguono questa divertente commedia familiare, che ricorda per diversi aspetti autori intellettuali del cinema passato, americano e no. Eppure il regista ha solo 32 anni. Ha scritto la sceneggiatura insieme al coetaneo Owen Wilson, presente nel film anche come attore, ricreando gli anni Settanta e Ottanta in una New York stilizzata e adatta a fare da sfondo all’evocazione dei loro ricordi. Ma non hanno inteso tanto raccontare dei fatti coinvolgenti, quanto descrivere dei personaggi. Dopo un prologo originale che presenta la famiglia prima della divisione, con figli geniali, ci è mostrata la riunificazione temporanea dei suoi membri, tornati come naufraghi da esperienze di errori e di dolori. Vengono ritratti con umorismo accattivante, ma non esagerato, per cui ci appaiono anche nell’inquietante stato d’animo di chi si accorge di aver sbagliato. La loro descrizione non è banale ed è mediata da un cast di attori di talento, a cui è stata lasciata una certa libertà d’improvvisazione, pur sotto una guida motivata e perfezionista. Wes Anderson ha dato spazio, oltre all’eccentricità dei protagonisti, ad una positività fondamentale che sopravvive in loro e fa sì che alla fine essi si intendano maggiormente. Primo autore di questo riavvicinamento è l’anziano padre (un Gene Hackman rude, ma sensibile), che si finge gravemente ammalato pur di essere accolto e non smette di ricostruire i rapporti con tutti e di farsi perdonare. La distensione dei cuori, pur non liberando nessuno dei familiari dalle loro fragilità, è l’eredità migliore che egli lascia ai familiari. Non una commedia superficiale, ma un mix di dramma e ironia, capace di ricordare quanto la famiglia possa ancora costituire un’occasione di riferimento anche nei casi più difficili. Regia di Wes Anderson; con Gene Ackman, Anjelica Huston, Gwyneth Paltrow, Ben Stiller, Luke Wilson.

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