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Cultura > Musica

I suoni delle Dolomiti

di Roberto Di Pietro

- Fonte: Città Nuova

Roberto Di Pietro


Ascoltare Bach in alta montagna, in mezzo all'immenso deserto di sassi dell'altopiano delle Pale di S.Martino, è un'esperienza che ti ricordi per sempre

Concerto sulle Dolomiti

Misha Maisky, al centro di un grande anfiteatro naturale, forse un inghiottoio dolinico, suona la terza e la quinta suite di Bach per violoncello solo, circondato da un pubblico sparso e composto di mille, forse più persone salite lassù a piedi o con la funivia. È un luogo magico per ascoltare Bach e l'esperienza è unica per intensità emotiva, e per le sensazioni che la musica quassù riesce a dare nella pace surreale di un deserto.

 

Nessuno prima di Bach aveva pensato al violoncello come strumento solista; nessuno era e forse sarebbe stato capace di concepire una musica così severa, austera, profonda e nel frattempo intima, comunicativa, cordiale e piena d'affetti per uno strumento considerato sino ad allora “d'accompagnamento”. E quassù la percezione di tutto questo si amplifica. È arte totale, è musica altamente razionale e intensamente poetica. Ogni nota è una parola, ogni frase musicale è un discorso compiuto, solenne, stentoreo, di una solennità essenziale che pure dice cose intime che ti sembra, quassù, che Bach non abbia mai detto fino ad ora.

 

Maisky siede al centro dell'anfiteatro su un'enorme roccia piana di dieci o quindici metri di diametro; un vero palcoscenico che è lì da millenni, forse milioni di anni, ad aspettare che un lèttone con i lunghi riccioli bianchi si sedesse e cominciasse a far cantare il suo incredibile violoncello. Appena si diffondono le prime note cala il silenzio ineffabile di quando la musica prende la scena.Si sente solo Bach in mezzo alla distesa di sassi a vista d'occhio ed il violoncello “canta”, quasi sentenzia. Ha una voce possente che si ode bene nel grande anfiteatro. 

 

Il maestro scruta il cielo coperto da nubi alte; quando s'affaccia il sole un organizzatore, ritto accanto a lui con un grande ombrello nero, copre il legno antico del prezioso strumento. Quello che Maisky ha portato fino a quassù deve essere il suo “Domenico Montagnana” costruito a Venezia giusto al tempo in cui Bach scriveva queste suite.

 

Ma questa musica non è antica né moderna, non c'è nulla di barocco nulla di moderno, né di romantico nè d'avanguardia nelle note di Bach che paiono fuori dal tempo, al di sopra di ogni tempo: parlano ai cuori di chiunque e dicono cose di profonda intensità.

 

Il pubblico è attento, assorto, incantato ma anche assai disteso, in pace. Ci sono bambini di tutte le età sereni, a loro agio e a loro modo assorti; i più piccoli dormono. Noto più di qualche cane, bastardini al guinzaglio, orecchie e coda dritta, lingua fuori; si guardano attorno con aria tranquilla come padroni di queste alture. Perfino essi sembrano felici, soddisfatti, appagati, in piena familiarità con questi esclusivi luoghi di pace.

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