I sotterranei del Vaticano

L’Archivio segreto mostra i suoi tesori. A Roma, ai Musei Capitolini, secoli della nostra storia.
Archivio segreto vaticano

Sono 85 chilometri quelli che custodiscono negli anfratti vaticani l’Archivio segreto, che ha quattrocento anni di vita. Un archivio che continua a far fantasticare, di imprese e di intrighi, i romanzieri d’assalto e i film maker commerciali (con titoli come L’ultimo dei Templari e il Codice da Vinci, tanto per fare qualche nome).
Sottoposto ad incendi, furti – celebre quello di Napoleone, che poi la Francia in parte ha restituito –, devastazioni lungo i secoli, l’archivio rappresenta una raccolta di eccezionale importanza per la storia, non solo della cristianità. Da secoli i papi hanno mantenuto il “senso della storia”, assorbendo la tradizione archivistica del mondo antico, romano in particolare, che li ha portati a raccogliere e conservare documenti che scandiscono tappe vitali del cammino umano.
 
Spetta a Sisto IV della Rovere, fondatore della Biblioteca vaticana nel 1475 – ma anche dei Musei Capitolini che ospitano la rassegna –, d’aver raccolto in alcune stanze secretae i documenti più significativi dei predecessori, quelli che hanno costituito il nucleo primitivo dell’archivio segreto.
Aperto agli studiosi solo sotto Leone XIII nel secondo Ottocento, è oggi consultabile fino ad alcuni decenni prima dell’attualità: la Chiesa ha il senso del tempo, che ridimensiona molti avvenimenti e placa le antinomie.
La mostra capitolina appare quindi un’occasione unica per riflettere su alcuni fatti della storia, grazie a documenti che dire straordinari appare riduttivo.
 
Alcuni esempi: la storia avventurosa del Liber diurnus meriterebbe, questa sì, un romanzo. Si tratta di un antico formulario  di lettere papali (professioni di fede al momento dell’elezione), scritto tra l’VIII e il IX secolo, creduto disperso chissà dove, mentre era sempre rimasto nell’archivio. Eccezionale perché riporta documenti dei primi secoli cristiani.
La Regola di san Francesco, datata 29 novembre 1223, in pergamena, segna la data di nascita dell’Ordine. La lettera al papa Innocenzo IV (1250) da parte del califfo del Marocco Abu Hafs ’Umar al-Murtada, che chiede al pontefice un vescovo saggio come era il dimissionario spagnolo Lope, rivela un dialogo interreligioso dalle radici lontane.
Del conflitto medievale tra papato e impero sono in mostra documenti decisivi: dal Dictatus papae di Gregorio VII alla bolla Unam sanctam di Bonifacio VIII.
La storia si tocca con mano, nel susseguirsi dei secoli: dalla Bolla di scomunica di Lutero, firmata durante le battute di caccia da Leone X (certo in fretta), alla richiesta di divorzio di Enrico VIII Tudor; dall’abdicazione della regina Cristina di Svezia ai Concordati tra Napoleone e Pio VII, Mussolini e Pio XI; dai segreti di conclavi e concilii – con curiosità come la lettera di Voltaire al papa! – alla prima lettera scritta in lingua mongola o inca.
Una mostra da non perdere.
 
Il processo dei Templari
 
La Chiesa non teme il tempo, né i propri errori. Così la rassegna ospita gli atti del processo a Galileo – la sua firma di abiura in lettere chiare fa impressione – e getta nuova luce sul dramma dei Templari, su cui tanto si fantastica. Un rotolo di pergamena di circa 60 metri racchiude le deposizioni strazianti di 231 cavalieri in difesa della fede del loro Ordine, contro il re francese Filippo IV che organizzò una sistematica campagna diffamatoria per incamerarne le ricchezze. Papa Clemente V – contrariamente a quanto si legge ancora – assolse l’Ordine dall’accusa di eresia (c’è il verbale dell’agosto 1308) e cercò in ogni modo di impedire la morte dei cavalieri, che il re a sua insaputa fece invece uccidere. Un autentico “giallo storico”.
Ma non l’unico. La rassegna è, anche sotto quest’aspetto, un’ottima occasione per scoperte inattese.
 
Lux in arcana. L’Archivio segreto vaticano si rivela. Roma, Musei Capitolini. Fino al 9/9 (catalogo Palombi editori).

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