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Italia > Politica

I rischi di una legge sui processi

di Giovanni Caso

- Fonte: Città Nuova

Le possibili conseguenze del progetto di legge sulla riduzione della durata dei processi. Il punto di vista di un magistrato.

processo

Si è in attesa di conoscere il testo del progetto di legge, di iniziativa governativa, sui tempi brevi di celebrazione dei processi. Si conoscono al momento le anticipazioni. Sarebbero previsti due anni per ogni grado del giudizio.

 

Alcuni interrogativi si pongono. L’istituto della prescrizione dei reati è già di per sè finalizzato a determinare la durata dei processi: infatti, una volta maturati i termini di prescrizione (attualmente per i reati meno gravi è al massimo di sette anni e mezzo) non si procede più al processo perchè i reati sono estinti per prescrizione. Sembra, quindi, che l’attuale proposta mascheri una prescrizione più breve, la quale diventa brevissima per i reati più gravi.

 

Inoltre, mentre l’istituto della prescrizione dei reati è antichissimo ed è conosciuto in tutti gli ordinamenti giuridici, quello della prescrizione dei processi appare una novità.

 

Comunque, la questione più rilevante che si pone è quella della praticabilità di una simile proposta. Perchè tempi così brevi di durata dei processi possano rispettarsi occorre un’amministrazione della giustizia efficientissima, e sappiamo, invece, quanto essa sia carente per insufficienza di mezzi e di strutture, inadaguatezza numerica dei magistrati e dei funzionari, norme processuali che favoriscono l’allungamento dei tempi di celebrazione dei processi, tattiche difensive a questo scopo, ecc.

 

La conclusione è che si può prevedere che una grande parte dei processi, anche per delitti che attentano alla sicurezza dei cittadini (violenze, rapine, truffe, ecc.) non potranno essere portati a termine, e quindi si concluderanno senza la possibilità di vedere accertata l’eventuale responsabilità penale del presunto colpevole o la sua innocenza.

 

E, in riferimento a quest’ultimo effetto, si pone un’ulteriore grave questione: i cittadini, parti lese di delitti commessi in loro danno, si vedrebbero privati del loro diritto a vedere accertata la responsabilità penale dei colpevoli e, conseguentemente, del risarcimento dei danni. Non sarebbe un caso di giustizia negata?

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