I nuovi cardinali. Un segno di comunione universale nella Chiesa

Se si osservano i gesti di Benedetto XVI nel primo anno del suo pontificato, si può cogliere subito un suo disegno di governo, aperto, come egli aveva dichiarato all’inizio del suo ministero, ad ascoltare la voce di Dio nella storia d’oggi. Fra gli ultimi atti di rilievo, per la sua risonanza dentro e fuori della Chiesa, occorre annoverare la nomina di quindici nuovi cardinali, annunziati nell’udienza generale del 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro. La creazione dei nuovi cardinali è un gesto atteso all’inizio di un nuovo pontificato. Questa volta, Benedetto XVI non ha lasciato di offrire anche una sua impronta nella scelta dei cardinali. Prima di tutto perché ha voluto mantenersi nei limiti del numero massimo di 120 elettori, che non hanno superato l’età degli ottanta anni. Con questa norma ha scelto dodici nuovi cardinali, con incarichi di curia o provenienti da diversi continenti, specialmente dall’Europa e dall’Asia, compressa la nomina di un cinese, il vescovo di Hongkong, Joseph Zen. Poi, perché ha scelto solo tre cardinali che hanno superato gli ottanta anni, seguendo in questo caso una linea cara a papa Giovanni Paolo II che premiava con questa preferenza alcuni ecclesiastici di chiara fama che avevano servito la Chiesa in diverse mansioni. Pensiamo a persone come H.U. Von Balthasar, H. De Lubac, P. Pavan, Y.M. Congar, T.S ? pidlík… Ma questa volta, quasi con la misura di un bilancino, ha annoverato fra i cardinali un ex-nunzio apostolico, un vescovo del Ghana, una nazione che non aveva mai contato con un cardinale, ed uno studioso della Bibbia, il gesuita A.Vanhoye. Inoltre, quasi a dare un segno dell’effettivo significato del Collegio cardinalizio nella vita della Chiesa, il papa ha voluto che tutti i cardinali, in occasione dell’accoglienza fraterna offerta ai nuovi membri di questa istituzione, fossero presenti a Roma per un incontro di riflessione, di preghiera e di scambio. Ciò è avvenuto nei giorni precedenti la creazione dei cardinali, il 24 marzo, e la solenne concelebrazione eucaristica del giorno dell’Annunciazione del Signore, 25 marzo, nel quale egli ha consegnato ai nuovi cardinali l’anello, segno di fedele servizio a Cristo nella Chiesa e di comunione con il ministero del successore di Pietro. In questo modo, Benedetto XVI ha voluto riaffermare ancora una volta il suo desiderio di operare in una dimensione di collegialità effettiva ed affettiva; di offrire anche nel volto dei nuovi scelti l’immagine di una Chiesa che è comunione nella universalità e nella reciprocità; una Chiesa, aperta al dialogo con le culture, presente nei cinque continenti.

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