Guarda: i valori non vanno imposti, ma condivisi

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Cristina Guarda, consigliera regionale del Veneto per Europa Verde, a proposito del voto in Consiglio regionale sulla legge di iniziativa popolare che regolamenterebbe il fine vita.

Caro Direttore,
Le scrivo all’indomani del voto in Consiglio regionale del Veneto sulla proposta di legge di iniziativa popolare sul cosiddetto “fine vita”. Un provvedimento che ha spaccato in due il Consiglio e che tanto interesse ha suscitato a livello nazionale.

Di fatto il testo, se approvato, avrebbe delineato solo le procedure e le tempistiche rispetto a quanto è già previsto nell’ordinamento per effetto del pronunciamento della Corte Costituzionale; che, con la sentenza additiva n. 242 del 2019, è infatti intervenuta su un argomento assai complesso, rispetto al quale il Parlamento ha sin qui manifestato inerzia e scarsa cura.

Il voto in Consiglio regionale del Veneto cambia assai poco rispetto alla riconosciuta esistenza nell’ordinamento del suicidio assistito: continuerà ad essere richiesto, ci sarà sempre un comitato tecnico che si confronterà con quello etico e darà risposta, valutando la qualità delle cure ricevute, le motivazioni e la condizione psicofisica. Quello che il voto negativo produce è invece una lacuna, perché continuerà a mancare la garanzia di un percorso chiaro e certo nei tempi e nelle modalità, consentendo scelte discrezionali tra una ULSS e l’altra.

Affermo e difendo, anzitutto da cattolica, ma anche come rappresentante delle istituzioni e dei Veneti, il mio voto favorevole in aula. Una decisione frutto di una lunga riflessione e di un confronto aperto con molti cittadini, tanti dei quali hanno vissuto o stanno vivendo l’esperienza di dolori irreversibili e patologie degenerative.

Attraversare alcune condizioni di dolore irreversibile e le sue conseguenze fisiche e psichiche è un calvario che, come io stessa vivo, ci costringe a interrogarci sul valore stesso della vita. Trasformare tutto ciò in Amore, come suggerisce l’esperienza di Gesù Abbandonato sulla croce fatta dalla fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich, è una strada preziosa e generativa, che non può rappresentare però l’intera comunità: il valore in cui crediamo non può essere imposto, ma condiviso ed eventualmente compreso e fatto proprio dall’altro.

Ritengo che Cristo abbia dimostrato a tutti noi quale forza sia necessaria nell’affrontare il dolore; al contempo, il suo amore per il prossimo lo ha portato spesso ad alleviare il dolore altrui, restituendo a molti la possibilità di vivere dignitosamente quella vita che ci è stata donata. Compiva tutto questo con grande empatia ed Amore incondizionato. Perché l’empatia ci guida al rispetto per il prossimo, ci impone l’ascolto accogliendo le parole, i desideri, le preoccupazioni dell’altra o dell’altro.

L’assenza di garanzie medico-scientifiche sull’efficacia di cure palliative per alcune patologie – come confermato da tutti i medici palliativisti che ho incontrato o audito in Commissione sanità – e l’ascolto di chi non considera, pur conoscendola, la sedazione profonda una soluzione dignitosa al proprio fine vita, hanno chiarito in me come sia scorretto che un veto politico obblighi a sopportare e resistere al dolore, nonostante tutto, imponendo soluzioni che il diretto interessato non considera per sé adeguate.

Chiunque creda nel rispetto della vita deve affrontare questo tema mettendosi nei panni di coloro che soffrono; di chi, sulla propria pelle, ha percorso ogni strada di cura possibile; di chi, in cuor suo, ha elaborato la necessità di poter decidere di fermarsi e di farlo con dignità, invece che con sofferenza, riconoscendo la libertà di qualunque altro malato irreversibile di scegliere un percorso diverso, sia esso la sedazione profonda o le cure palliative.

Invece il voto è avvenuto in un dibattito politico a tratti svilente: un dibattito che ha visto consiglieri spendersi in difesa della vita, dopo aver continuato per anni a promuovere l’uso di armi o sostenere la legittimità politica di guerre o violazioni di diritti umani.

La vita prosegue, la società si evolve e le sfide verso il futuro si accumulano: una tra queste continuerà ad essere la richiesta di alcuni di affrontare con dignità la fine della propria vita. Non sarà mai corretto né cristiano approcciare tale richiesta come una edonistica resa al dolore o un fallimento valoriale.

Ogni Politica e Politico ha un compito che, per poter dirsi compiuto in coscienza, deve rapportarsi con la complessità ed i temi etici anche prescindendo dalle proprie personali scelte o dal pezzo di mondo che sentiamo di rappresentare.

Si tratta di praticare la politica amando sinceramente il prossimo, senza dare per scontato che il rispetto della vita sia esclusivamente la sua pervicace conservazione contro la volontà di chi non sopporta più il flagello di un dolore fisico al quale non può sfuggire: il Consiglio non ha semplicemente giocato una prova generale di tenuta della maggioranza, ha invece discusso per lo più omettendo la compassione e negando di guardare negli occhi e con sincera unità chi ci racconta la propria esperienza.

Sono grata di aver potuto vivere questa discussione, un’esperienza politica e umana fortissima da cui, sono certa, nascerà qualcosa.

Ringrazio per la Vostra attenzione ed il Vostro lavoro,

Cristina Guarda
Consigliera regionale del Veneto
Europa Verde

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