I grani e la spiga

Morirà di dolore – pensò Natasia, guardando la nonna piegata dal peso dell’amarezza e degli anni, gli occhi spenti dopo aver sentito l’ennesimo no – e sarà colpa della mia stupida ostinazione. L’autobus si allontanava inesorabile, Natasia sperò con tutte le sue forze che la nonna si rigirasse, come sempre, per accompagnarla col gesto della mano. La nonna non si girò. In quell’istante Natasia decise: l’avrebbe fatta contenta, anche se non aveva senso, anche se Dio non esisteva. La nonna Jadzia addormentata sulla poltrona con il rosario in mano dopo una dura giornata di lavoro nei campi. Quadri affascinanti e misteriosi appesi alle pareti della sua stanza. La curiosità e la meraviglia dei nipoti. Nonna, chi è quell’uomo con i capelli lunghi e la barba? Perché gli escono dei raggi dal cuore? E chi è quella bella signora?. In un paese ateo, Natasia era cresciuta circondata da immagini sacre, cullata dalla cantilena sommessa delle preghiere della nonna. Di quei fonemi poco comprensibili, perché in una lingua diversa dalla sua, era la musica ad emozionarla. Ripeteva con la nonna leparole in polacco, più di tutte amava dire: Santa Maria Madre di Dio e farsi il segno della croce. Le veniva bene. Col suo intuito infantile le sembrava di cogliere un senso profondo. Natasia aveva scoperto che Dio esiste perché la nonna ci crede e lo ama. Natasia aveva scoperto che Dio non esiste il giorno in cui il maestro le aveva svelato una verità scioccante: Jurii Gagarin è andato nel cosmo e non ha trovato Dio. Sono colpi duri per un bambino. Bisogna cercare di capire. Trovare eperdere Dio nel giro di pochi anni, veder crollare in un istante un mondo incantato di gesti, immagini, parole sacre, misteriose, rassicuranti. Vedere spegnersi, un po’ alla volta, il sorriso della nonna. Se avesse saputo prima che quello significava crescere, forse avrebbe preferito restare bambina. Ma ormai era tardi, l’età dell’ingenuità era finita. Occorreva conoscere la verità. Natasia smise dapprima di pregare, poi provò a convincere la nonna che si sbagliava. Povera nonna, con le sue idee retrograde. Una sera Natasia si ritrovò da sola in cucina ad ascoltarla. Le sue parole destavano il tepore di un ricordo felice: Vedi, Natasia, da un chicco di grano, da un minuscolo chicco cresce una spiga alta e dorata. Non ti sembra un miracolo?. A Natasia sembrava un miracolo la sua fede disarmante. Si sentì in pericolo. Corse a chiamare il fratello e il cugino. Ma allora Dio esiste! Nonna Jadzia mi ha raccontato il miracolo della spiga. Ma quale miracolo! Lo sai cos’è la fotosintesi?. Natasia ascoltò la spiegazione del cugino, si spense una scintilla nel suo cuore. Tornò dalla nonna e provò a spiegarle che non è Dio a trasformare il chicco in spiga. Durò alcuni anni il braccio di ferro tra nonna e nipote. Era una vera e propria battaglia. La posta in gioco era alta: Dio. Per sempre Natasia ricorderà le sue parole durante un’accesa discussione: Se fosse necessario, sacrificherei la mano destra per Cristo. Per una contadina la mano destra è tutto. Quella volta Natasia capì che non l’avrebbe mai convinta, troppo forte era la sua fede. Si arrese. E un giorno si arrese anche Jadzia. Te lo chiedo per l’ultima volta, poi non cercherò più di convincerti: vuoi accostarti ai sacramenti? . No si sentì rispondere dalla nipote irremovibile. Una tristezza grave le chinò il capo e la schiena, fino quasi ad aggobbirla. Attraverso i vetri dell’autobus parve molto più anziana di quello che era, e sofferente: sfinita. Natasia temette di perderla. Di fronte al dolore della nonna persero consistenza tutti gli argomenti contro la fede. Se per lei era così importante, avrebbe ricevuto la prima comunione. Fu in quell’istante che decise di farla contenta. La preparazione ai sacramenti ebbe un carattere domestico. La chiesa riaperta da poco, precedentemente trasformata in fabbrica, era quello che era. Non c’erano lezioni di catechismo vere e proprie. Nonna Jadzia inventò le sue: dettava in polacco le parole del rosario, i nipoti scrivevano in cirillico e ripetevano ad alta voce, fino ad impararle a memoria. Non era molto come preparazione teorica, ma s’integrava con quella pratica. La nonna viveva, lavorava, pregava religiosamente. I nipoti la vedevano. Non servivano altre lezioni. Arrivò il giorno atteso. Natasia si accostò al confessionale. Piegò un ginocchio, poi l’altro. Nel gesto di genuflettersi sentì che s’incrinava e rompeva una resistenza interna. Scoppiò in lacrime. Piangeva, confessando i suoi peccati leggeri di bambina. Piangeva senza vergognarsi degli altri bambini accanto a lei. Insieme alle lacrime andava giù una zavorra che Natasia non sapeva di avere. Per la prima volta nella vita si sentiva così felice e lieve. Il sacerdote le diede per penitenza la recita di una decina del rosario. È sera. È la resa. Una corona in mano. Le dita scivolano sui grani con dolcezza. Le labbra pronunciano, scandendole, parole amate, le ripetono senza fine. Sembra di vedere la nonna Jadzia di 60 anni ringiovanita, ed è sua nipote. Natasia vorrebbe protrarre quella gioia cristallina, restarvi: credere in Dio. Sono passati sedici anni da quel giorno. Può dire di esserci riuscita.

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