I giorni del cambiamento

Articolo

2aprile 2005, sono le due del pomeriggio. Stiamo viaggiando in macchina nel sud del Texas e ci stiamo avviando verso la frontiera con il Messico quando si sparge la notizia della morte di papa Giovanni Paolo II. A Roma sono le 8 di sera. Già alcuni giorni fa, due grandi testate statunitensi, ben note per il loro orientamento cosiddetto laico, il Washington Post ed il New York Times, avevano fatto dei servizi sulla sofferenza del Santo Padre durante gli ultimi giorni di malattia, presentandolo come un grande esempio di dignità umana e di eroismo. Cosa insolita per questi giornali che usano tanta prudenza quando si tratta di argomenti che toccano la religione ed ancor di più la Chiesa cattolica. A Laredo, la frontiera è in agitazione. Non si tratta di minaccia di guerriglia e neppure del transito di un carico sospetto. Semplicemente, la gente ha premura di rendere omaggio al defunto papa, e i doganieri consenzienti accelerano le procedure con professionalità e cortesia. Tre ore più tardi, arriviamo alla città di Monterrey, polo industriale di tutta l’America Latina. Sorprendentemente, sulla facciata della cattedrale campeggia una gigantografia del papa e c’è un viavai di gente che entra ed esce, colletti bianchi in giacca e cravatta, operai, contadini, negozianti, famiglie intere con bambini piccoli, gente di vari colori e razze, tanti giovani. Dentro la chiesa, davanti all’altare maggiore, un’altra fotografia di Giovanni Paolo II, tra candele e fiori che non smettono di aumentare con le ore. Il parroco ha esposto il Santissimo. Qualcuno ha iniziato il rosario che molti seguono pubblicamente. Vicino a me una ragazza piange sulla spalla di una sua amica. Avrà fra i diciotto e vent’anni. Si confida: È terribile. È un grande cambiamento nella mia vita. La morte del papa mi ha cambiata la percezione che ho del mondo. Esprime a voce alta ciò che molti pensano fra sé: con la morte di Giovanni Paolo II è una pagina di storia che cambia. Era l’unico papa che abbia mai conosciuto. È vero, Ana – le risponde l’amica -, sono sconvolta anch’io. Anche se stava male da diverso tempo, ci aveva talmente abituati a superare ogni malattia ed ogni difficoltà che non pensavo mai che dovesse davvero morire. Così avviene spontaneamente in quasi tutte le chiese del Messico, dell’America Latina, del Canada, e persino degli Stati Uniti. Molti ricordano con affetto il pontefice che alcuni anni fa è venuto a visitarli nel loro paese o nella loro città e la foto esposta sulla facciata della chiesa ricorda proprio quell’evento. Sembra che per un papa che muore, un continente intero si sia fermato in preghiera Tre giorni dopo, eccoci di ritorno lungo il Rio Bravo che marca la frontiera con gli Stati Uniti, dove è conosciuto come Rio Grande. A Nueva Laredo, in Messico, si vedono bene le due enormi bandiere nazionali, di qua e di là del fiume. Quella del cattolico Messico in alto al suo pennone, mentre quella americana è a mezz’asta. Ne chiediamo la ragione. Siamo sorpresi che il presidente Bush, che non è cattolico, abbia chiesto che negli Usa tutte le bandiere fossero issate a mezz’asta negli uffici del governo federale. Quasi tutti i governi statali e locali hanno fatto lo stesso. E così sono rimasti per una intera settimana in onore del defunto pontefice. Di certo, Giovanni Paolo II riceve gli onori di un capo di stato, o di un eroe nazionale. Visitando il Centro d’incontro di Rancho Maria, nel Sud del Texas vicino a Hebbronville, accanto alle solite icone, è stato preparato un bellissimo dipinto del papa da riverire. Anche qui, sembra che lo vogliano canonizzare subito. Avviene lo stesso in moltissime chiese di rito orientale dello stesso continente. Nel contempo a Washington, nella Nunziatura, si deve organizzare un libro d’oro per le numerose personalità venute a presentare le loro condoglianze. Sono membri del governo, parlamentari e senatori dei due partiti, sia quello al governo che all’opposizione. Fra le firme, vi sono quelle di ambasciatori e rappresentanti di più di 100 paesi, alcuni dei quali ebrei, musulmani, membri di altre chiese. In tutto, più di mille persone – osserva meravigliata un’impiegata della sede pontificia – sono passate in pochi giorni alla Nunziatura. Un fatto mai visto prima!. Nel santuario nazionale dell’Immacolata, la cattedrale cattolica di Washington, suonano le campane. Da tutte le parti della città la gente accorre per onorare il defunto papa, portare fiori, accendere candele, recitare il rosario. Alcune associazioni che avevano indetto qualche riunione, come il Movi- mento dei focolari, hanno cancellato i programmi per permettere ai loro aderenti di recarsi in chiesa. Per una settimana i servizi stampa hanno riportato la morte di Giovanni Paolo II in prima pagina. A volte la sua foto copre l’intera pagina. È stata un’incredibile ed inattesa azione di evangelizzazione, procurata da tutti i media, mi dice Pat Markey, direttore di marketing delle pubblicazioni alla Conferenza episcopale. Oltre ai giornali di diffusione nazionale, come Usa Today, o locali come Free Press di Detroit, o Pittsburgh Post Gazette della P e n n s y l v a n i a , persino giornali confessionali non cattolici e non cristiani hanno dato molto risalto all’evento. Altrettanto hanno fatto i media televisivi, come la Cnn, che hanno trasmesso in continuazione dei reportage molto positivi e spesso commoventi sul Santo Padre e la Chiesa cattolica. Il Muslim journal, espressione di una delle maggiori comunità mussulmane dell’America del Nord, ha fatto un servizio di più pagine, con grandi foto, intitolato Il papa della gente che bussò alla porta della coscienza dei dirigenti del mondo. Questo numero pubblica anche per intero la lettera di Chiara Lubich su questo grande papa che è stato anche un grande santo. Intanto da San Antonio, in Texas, torno a Pittsburgh in Pennsylvania. Una distanza simile forse a quella che divide Roma da Mosca e che percorro in tre giorni e due notti di treno. Anche in treno l’argomento della morte del Santo Padre è predominante fra i passeggeri, che in genere trova tutti molto favorevoli. Appena riconoscono un accento straniero, europeo come il mio, mi chiedono se l’ho conosciuto. Parlo della mia esperienza passata in Vaticano e della stima di molti per il grande lavoratore, evangelizzatore e unificatore di pensieri e di valori che è stato Giovanni Paolo II. Sono a Pittsburgh quando i cardinali entrano in conclave. Amici e conoscenti hanno seguito in diretta tv il funerale e continuano a chiedere notizie. A causa della differenza di fusi orari, molti si sono persino alzati alle quattro del mattino. Il martedì, tornando in città, mi fermo a salutare padre David Poecking, parroco della chiesa di San Giacomo. Lo trovo insolitamente attaccato alla tivù. Chiedo: Mica avranno già eletto il nuovo papa?. E lui: Hanno scelto Ratzinger, che ha preso il nome di Benedetto XVI. Di fronte al mio viso incredulo, aggiunge: Credo che la rapidità della scelta sia anch’essa frutto della santità del defunto papa, che non vuole perdere tempo. Questa scelta subitanea prende di contropiede molti giornali e tivù che non hanno ancora terminato i loro servizi su Giovanni Paolo II. Ed è curioso vedere alternarsi nello stesso giornale la biografia del card. Ratzinger accanto al resoconto di una tipica giornata di papa Wojtyla. Da quasi tutte le parti i pareri sono favorevoli e speranzosi. Il passato innovatore di papa Benedetto fa sperare che guarderà alla chiesa ed al mondo con grande fedeltà alle verità eterne trasmesse dalla tradizione – una fedeltà ereditata dal suo recente incarico a servizio della Dottrina per la fede – con una viva attenzione ai bisogni del tempo odierno. A vari livelli si alzano voci, nella Chiesa cattolica americana, con la speranza che il nuovo papa dia risalto al ruolo del laico e della donna nella chiesa. Francis Salinel, operatore sociale per gli immigrati nel distretto di Columbus, mi fa notare come questa doppia eredità di innovazione e di fedeltà faccia bene sperare: Mi auguro – dice – che Benedetto XVI sviluppi in seno alla chiesa i grandi cambiamenti iniziati da Giovanni Paolo II, che hanno riconfigurato la situazione della chiesa nel mondo. Penso ch’egli ci sorprenderà – mi scriverà giorni dopo padre Patrick M., eremita nel deserto della diocesi di Corpus Christi – e farà grandi cose come teologo e come pastore. Mi unisco ai tanti che pregano perché tante aspettative trovino adeguata risposta.

Leggi anche

I più letti della settimana

Altri articoli

Simple Share Buttons