I fantasmi di Ulisse

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Da un teatro come meccanismo di artigianali incantesimi scaturiti dall’assemblaggio tra materiale ligneo e cartapesta, fantocci e maschere, il Teatro del Carretto è approdato col tempo alla parola. Ora, con Odissea, il sodalizio tra la regista Maria Grazia Cipriani e lo scenografo Graziano Gregori aggiunge un’altra intensa prova al percorso della compagnia di Lucca. È una rilettura del poema di Omero affidata al ricordo di Ulisse, ritornato, travestito da mendicante, nel suo palazzo in mano alle sfrenatezze dei Proci. Gli stessi, intenti inizialmente a schernirlo per essere poi uccisi dalla sua furia vendicatrice, si muteranno in compagni di viaggio, in anime dell’Ade, in gregge di Polifemo, in sirene en travesti della maga Circe; quindi in porci, e nelle vacche del dio Sole dalle enormi maschere animali. Nel dosare, per libere associazioni, le evocazioni del testo col flusso delle figurazioni, qualcosa si perde in compattezza drammaturgica; ma il fascino delle invenzioni, la coreografia dei movimenti e le magie sonore di clangori e musiche vincono la non facile sfida della trasposizione del mito omerico. L’occhio viene subito catturato dalla piattaforma circolare in pendenza: reggia, isola, zattera, e caverna. Infine, all’aprirsi di botole, si trasformerà in tomba risucchiando i Proci appesi a delle funi e trafitti dalle frecce astratte scoccate in altra direzione. Ulisse frenerà la gioia del figlio ripetendogli che “Non è pietà esultare su uomini uccisi”. Monito alla crudeltà del nostro tempo. Un punto forte dello spettacolo ci sembra ravvisarlo nel rapporto di Ulisse col figlio Telemaco, più che con Penelope (il cui tessere per allungare il tempo è nel continuo camminare ai bordi della pedana in una dimensione onirica). L’affetto e il coraggio del padre ritrovato gli ridarà nuova vita, spostando così il viaggio della mente dentro il cuore. Scende infine dall’alto un lampadario di cristallo, e, nel salone da ballo, Ulisse con un mappamondo tra le braccia danza come Chaplin nel Grande dittatore. Non più potente ma uomo. Al Vascello di Roma e in tournée.

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