I dieci comandamenti

Ripreso dall’originale francese che debuttò nel 2000 a Parigi con record di spettatori, il musical I dieci comandamenti regista Elie Chouraqui, musiche di Pascal Obispo) è sbarcato a Roma in un’edizione tutta italiana. Ricorda l’omonimo film-kolossal di Cecil B. De Mille. Di kolossal si può parlare anche per questa versione teatrale con un palco da cinemascope 40 metri di lunghezza e 20 di profondità), tre megaschermi incastonati tra faraoniche scenografie di colonne, statue di divinità, geroglifici egiziani. E una massa di ballerini (39!). Dalla schiavitù, all’esodo, al passaggio del Mar Rosso, alla consegna delle Tavole della Legge, assistiamo alla storia di Mosè e del popolo eletto. Più che un musical è un’opera rock in quanto, bandito ogni discorso recitato, si canta solamente e si danza. Ma l’intreccio delle azioni di così tante presenze sul palcoscenico penalizza le coreografie, spesso confuse, che mescolano anche acrobazia e breakdance senza una vera drammaturgia. Bombardati acusticamente e visivamente da valanghe di decibel, grida, effetti luminosi e digitali, masse in continuo movimento, non rimane il tempo di far sedimentare eventuali contenuti, né tanto meno un’emozione. Le canzoni riprendono più volte la parola “libertà”. Parlano anche di amore, di sofferenza, di speranza; senza però riuscire a trasmetterci questi sentimenti, nonostante gli otto interpreti vocalmente eccellenti, tra cui Sergio Moschetto, Roberto Tiranti, Renata Fusco, Daniele Vit, Irene Fornaciari. Si direbbe, insomma, che nonostante le buone e “fastose” intenzioni, alla biblica epopea solo spettacolare manchi un’anima. E di Dio, motore della storia, si percepisce solo un vaga “presenza”. Al Granteatro di Roma fino all’8/6. MERCANTI DI BUGIE Ci sono spettacoli coinvolgenti e persuasivi costruiti con poco e senza pretese estetiche. Merito senz’altro dell’autore e del testo. E del coraggio del regista. Mercanti di bugie (1988) di David Mamet, messo in scena da Francesco Bonelli, è una caricatura impietosa dell’ipocrisia dello star system hollywoodiano. Il cinismo di due produttori, Bobby e Fox, pronti a firmare un contratto per un film insignificante, ma con un divo di fama, si scontra con l’ingenuità e l’interezza di una segretaria che mette in crisi, in una notte, il potente Bobby convincendolo a investire invece su un altro progetto dai contenuti morali, sicuramente invendibile. Ma nel terzo atto un furente Fox, minacciato nel suo sogno di ricchezza a tutti i costi, farà “rinsavire” il collega. Emergono problematiche sentimentali e lavorative di un mondo dove calpestare le capacità del prossimo e qualunque significato profondo dell’arte diventa una regola perversa imprescindibile. La fama del drammaturgo americano deriva dalla sua abilità nello scrivere dialoghi in un linguaggio colloquiale, e di trasformare il realismo dello slang in una cruda poesia urbana. Non fa eccezione questo Mercanti di bugie a cui Bonelli – anche interprete insieme ai bravissimi Federico Scribani e Aisha Cerami – imprime una recitazione serrata e incalzante. Gioverebbe però una sforbiciata a certi dialoghi ripetitivi.

Leggi anche

I più letti della settimana

Altri articoli

Simple Share Buttons