Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Musica

I demoni di Weill-Brecht

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


Scelta coraggiosa, quella di rappresentare un'opera non molto conosciuta dal grande pubblico, che invece ha apprezzato e ha affollato il teatro. Protagonisti tre fuorilegge che decidono di costruire la città di Mahagonny, dove con l’oro si può tutto, senza fatica e dolore. Repliche il 15 e il 17

Mahagonny di Bertold Brecht

D’impatto veemente è la regia di Graham Vick per i tre atti dell’opera di Kurt Weill, su libretto di Brecht, Ascesa e caduta della città di Mahagonny, anno 1930, attualmente rappresentata al romano Teatro dell’Opera, con repliche oggi, il 15 e il 17.

Scelta coraggiosa perchè l’opera del ‘900 non è molto conosciuta dal grande pubblico, che invece ha affollato il teatro. La vicenda dei tre fuorilegge che decidono di costruire la città di Mahagonny, dove con l’oro si può tutto, senza fatica e dolore è una parabola terribile e amarissima sulle illusioni umane di felicità. La gente vi accorre per esse libera da ogni regola: ma se evita i l tornado fisico non evita quello personale, perché la città si rivela un grande inganno a cui soccombono i vari personaggi- espressioni della coralità umana – che vi agiscono.

 

Satira acuta degli anni Trenta e delle inutili follie del tempo, ma di ogni tempo, l’opera procede con una musica che volutamente recupera le forme “chiuse” tradizionali –  songs, arie,  cantabili,  cori – tra ritmi ballabili, jazz, folclorici, canzonettistici ed addirittura corali pseudobachiane. Una “fusione” di stili dove sovrabbonda la vocazione melodica di Weil e le punzecchiature di una orchestra che ama tinte scure, pastose  e pure eccitate, ben sottolineate dalla direzione attenta di John Axelrod.

 

Il nuovo allestimento, in coproduzione con il veneziano Teatro La Fenice e con Valencia, è dinamicissimo, esige cantanti-attori perfetti anche vocalmente – i registri vanno dal grave al sovracuto, dal parlante all’arioso – ed un coro  capace di istrionismi scenici e vocali. Come succede puntualmente nell’esecuzione romana, molto bella sotto questo profilo.

La regia forse talora sovrabbonda in allusioni attualizzanti, ma ha il merito di rendere viva quella ricerca di felicità che si fa palese, nonostante gli ultimi pessimistici versi: “Non potrai salvare un uomo morto”. Da non perdere.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876