I bulbi da fiore e i segni del tempo

I bulbi ci consentono di osservare quelle trasformazioni che di solito accadono intorno a noi in modo così lento e lieve da non essere percepite.
Crocchi

Non mi stanco mai in queste penultime giornate invernali di osservare i bulbi da fiore. Quando sono chiusi, hanno la forma insignificante di un piccolo bozzolo scuro affondato in un pugno di terra. Poi, improvvisamente, si aprono in piccoli fiori rosa, ciclamino, giallo ed il loro tempo di crescita ci lascia stupefatti. Una sola notte infatti è trascorsa e i bulbi sono cresciuti. Dalla sera alla mattina gli steli hanno doppiato la propria lunghezza.

I bulbi ci consentono di osservare quelle trasformazioni che di solito accadono intorno a noi in modo così lento e lieve da non essere percepite. Non vediamo ad esempio crescere i nostri figli, né gli alberi salire in altezza; non ci sorprendiamo di essere più vecchi la mattina davanti allo specchio e non notiamo la polvere che attimo dopo attimo si deposita sulle cose. Sono evoluzioni che riusciamo a cogliere solo quando la trasformazione è ormai già avvenuta.

 

In queste settimane siamo colpiti dalla rivoluzione di popolo che si è messa in moto in Tunisia e in Egitto e proviamo orrore per la brutalità della repressione operata contro la società civile in Libia. Non siamo stati capaci di riconoscere però quella fitta trama di violenze e sopraffazioni e al contempo di aneliti di libertà e speranze che negli anni passati si sono nel frattempo sedimentati nella vita delle popolazioni di quei Paesi.

Allo stesso modo, abbiamo assistito confusi all’avvento di una delle crisi economiche più pesanti della storia, ma non abbiamo saputo interpretare per tempo i segnali, le contraddizioni di un capitalismo interamente subordinato all’avidità.

Ci rendiamo conto pure che il clima del pianeta sta subendo pesanti trasformazioni, ma solo quando aumentano le inondazioni o un’improvvisa aridità rende sterile la terra.

 

Non ci accorgiamo dunque di tutti quei cambiamenti impercettibili che il filosofo François Jullien invita a scorgere in ogni aspetto della vita (Trasformazioni silenziose, Raffaello Cortina). Piccoli segnali che nel tempo consumano e modificano i nostri affetti, le amicizie, i paesaggi, la cultura, i modi di vivere. Come riconosciamo d’inverno le tracce dell’arrivo imminente della primavera e d’estate gli anticipi del prossimo inverno, così potremmo imparare a dare risalto a quei dettagli che ci rivelano che intorno a noi tutto cambia e tutto è sempre nuovo. Con la pazienza del contadino, che ogni giorno zappa, vanga e innaffia la terra, potremmo allora scorgere nel seme sotterrato l’abbondanza del grano che presto dovremo tagliare.

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