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Italia > Società

I 200 anni dei Carabinieri

di Michele Genisio

- Fonte: Città Nuova

Michele Genisio


Festeggiamenti a Torino per l'anniversario dell'Arma, nata per volere del re Vittorio Emanuele e che nel tempo si è distinta per l'assistenza prestata alla popolazione in momenti lieti e bui. Qualche ombra emerge nel periodo fascista, ma non mancano figure luminose come Salvo d'Acquisto e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Festa per i duecento anni dei carabinieri

Prima con il cavallo e con la bicicletta, ora con fuoristrada  elicotteri e Alfa 159; prima col vestito color turchino coi bei bottoni in vista, poi con il pennacchio rosso e blu – come il carabiniere di Pinocchio «piantato coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada» – poi con la divisa grigioverde ora con l’uniforme ordinaria nera, i Carabinieri da 200 anni partecipano da protagonisti alla storia d’Italia.

"Nei secoli fedele", come vuole il loro motto, l’Arma ha attraversato le fasi a volte convulse della nostra Patria sapendo adattarsi ai suoi cambiamenti non sempre lineari. Da quando fu istituita il 13 luglio 1814 a Torino con le Regie Patenti emanate dal re di Sardegna Vittorio Emanuele I, fino alla lotta alla mafia, le vicende dell’Arma dei Carabinieri hanno viaggiato di pari passo con quelle della nostra nazione. Re Vittorio che, con spirito restauratore, voleva cancellare ogni traccia del passaggio di Napoleone in Italia subiva però il fascino del corpo di polizia d’Oltralpe,la Gendarmerie, e ne volle creare uno simile. Il nuovo corpo sabaudo prese il nome dall’arma che aveva in dotazione: la carabina. Il compito dei Carabinieri era «invigilare su oziosi e vagabondi e altre persone sospette… dissipare gli assembramenti armati e non armati a mal fine… prestando assistenza a negozianti, artieri e a tutti i viaggiatori… estendere processi verbali di tutti i cadaveri ritrovati».

I Carabinieri hanno contribuito a mantenere l’ordine pubblico in momenti difficili e controversi della storia del Paese come le lotte contadine e operaie del secondo dopoguerra; sono stati loro a dover per ben tre volte arrestare Garibaldi; ma sono stati loro ad arrestare il Duce; si sono esposti sui campi di battaglia delle tremende Guerre Mondiali; hanno combattuto contro il brigantaggio della prima Italia unita; hanno combattuto contro il terrorismo degli Anni Settanta,  poi contro la criminalità organizzata di stampo mafioso e camorrista; quando ancora non esisteva la Protezione Civile hanno soccorso la popolazione nei grandi disastri ed emergenze – dai terremoti alle alluvioni alle epidemie –  che hanno colpito l’Italia. E poi, diciamolo, hanno anche una eccezionale banda musicale.

Ci sono stati momenti bui nella loro storia: durante il fascismo, essendo parte dell’organizzazione di polizia dello Stato italiano, i Carabinieri si ritrovarono a far applicare le leggi razziali allora emanate (ma va pur detto che dopo l’8 settembre ‘43 più di 2000 carabinieri furono deportati per essersi rifiutati di accettare le disposizioni delle forze militari nazifasciste, e dieci di loro furono uccisi nell’eccidio delle Fosse Ardeatine). Hanno avuto i loro eroi come il vice brigadiere Salvo D'Acquisto, che morì nel 1943, ucciso dai tedeschi per rappresaglia dopo essersi autoaccusato per salvare 22 condannati a morte, benché innocente; come il generale  Carlo Alberto Dalla Chiesa, che ha pagato di persona per restare fedele al suo dovere. Certo sono sempre forza dell’ordine, e qualcuno potrebbe pensare che istituzione del genere non siano necessarie. Ma solo chi è pericolosamente ingenuo non riconosce che, dall’alba del mondo, il male esiste e sempre esiterà, e c’è bisogno di far ordine o almeno cercare di limitare al massimo i suoi effetti, per quanto difficile e gravoso sia questo compito.

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