Hustlers, Jennifer Lopez a Wall Street

Presentata alla Festa del cinema di Roma la pellicola Hustlers dell’italo-americana Lorene Scafaria. È un film patinato, giocato intorno alle belle forme sempre esibite di Jennifer Lopez, scaltra spogliarellista che alcuni anni fa con un gruppo di colleghe decide di mettersi in affari, sedurre i ricconi e derubarli.

La festa volge al termine con gli incontri salottieri di Antonio Monda con i suoi ospiti, tra cui un John Travolta, non più longilineo, calvo ma con due furbi occhi azzurri che ripercorre gli alti e bassi della carriera fino all’”evento speciale” in cui presenta il suo ultimo film, The Fanatic.

Intanto, la Festa continua con le ospitate, i film intriganti della sezione Alice, le opere restaurate di Visconti e Fellini (Satyricon e Ludwig), le presentazioni di libri, e i lavori della selezione ufficiale, come Hustler dell’italo-americana (calabrese di origini), Lorene Scafaria.

È un film patinato, giocato intorno alle belle forme sempre esibite di Jennifer Lopez, scaltra spogliarellista che alcuni anni fa con un gruppo di colleghe decide di mettersi in affari, sedurre i ricconi e derubarli.  Quando si dice l’imprenditorialità al femminile. Ovvio, scoperte, le donne sono entrate e uscite di galera. Il film non brilla di originalità, ma è fastoso, punta al pathos in qualche momento: la cinese Destiny che mantiene la nonna, la stessa protagonista Ramona, cioè Jennifer, che ha una bambina avuta da qualcuno, perché gli uomini nel film sono di fatto degli incapaci, l’amicizia che lega le colleghe fra loro. La regista appiccica al film una morale finale:  meglio sfruttare che farsi sfruttare.  New York e tutta l’America non è forse un gigantesco strip club? «C’è gente che balla e gente che spende soldi». Vero. Ma in bocca alle quattro ladre provocanti suona a dir il vero un po’ stonato il tutto. Non sono delle eroine dell’umanità, alla fine. Ovvio, negli Usa il fim ha guadagnato 33 milioni di dollari: le “belle forme” fruttano. In fondo, si tratta di un divertissement, fatto passare per manifesto femminista. Non è molto originale. Alla festa c’è di meglio, come speriamo, sia il film di chiusura Tornare di Cristina Comencini.

 

 

Mario Dal Bello

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