Hu, cognome milanese

È ormai più facile incontrare la signora Hu che la signora Brambilla per le strade di Milano.
Cinesi a Milano

È ormai più facile incontrare la signora Hu che la signora Brambilla per le strade di Milano. A comunicarlo è l’anagrafe del Comune: il cognome cinese ha infatti superato il noto cognome meneghino e si pone al secondo posto per presenze in città immediatamente dopo Rossi. Questo dato, come ha commentato l’assessore all’Area metropolitana, al decentramento e municipalità e servizi civici, Daniela Benelli, ci parla di un radicale cambiamento nella composizione sociale della città. Solo 25 anni fa tra i primi 30 cognomi milanesi non ce n’era neanche uno straniero, mentre oggi tra i primi cento ce ne sono addirittura dodici: 3.694 Hu, 1.625 Chen, 1.439 Zhou, 1.030 Wang, 930 Wu, 916 Lin e così via.
Il primato è dato alla comunità cinese, indubbiamente a motivo della sua antica presenza in città (oltre che dalla penuria di cognomi usati). L’immigrazione cinese risale infatti agli anni Venti, quando dalla Francia si insediarono nel quartiere Paolo Sarpi migranti che raggiungevano il nostro Paese per lavorare nel settore tessile e sposarsi, non di rado, con le sarte milanesi.
Ma il dato ci suggerisce anche un’altra riflessione che riguarda la natura stessa delle grandi città: la permanenza nel tempo delle strutture fisiche e la rapida mutevolezza della composizione sociale. Se guardiamo a Milano, questo tratto emerge con particolare evidenza. È stata la città della grande migrazione dalle valli lombarde e venete tra Prima e Seconda guerra mondiale; è stata poi insieme a Torino la città delle fabbriche che attirava manodopera dal Sud Italia; è stata infine la città della mobilità transnazionale legata a moda e imprese altamente tecnologiche negli ultimi vent’anni del secolo scorso. A ciascuna di queste fasi ha corrisposto un volto sociale della città.
Milano è sempre stata abituata a metabolizzare il cambiamento, acquisendo nuovi linguaggi, cibi, stili di vita e attività economiche. Così ci raccontano i dati, a dispetto di quelle retoriche che continuano a evocare una presunta “identità milanese” come qualcosa di statico e immutabile. È senz’altro questo carattere dinamico, aperto al mutamento e cosmopolita a connotarla come una delle città più europee d’Italia.

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