Hsu Chin e la formula magica

C’era una volta un crisantemo che, desideroso di essere più bello e più profumato, trovò una formula magica unica nel mondo dei fiori. La storia cominciò così. Era un mattino grigio grigio, il sole non si sapeva più che fine avesse fatto, non pioveva e non tirava un filo di vento. Il piccolo crisantemo Hsu’ Chin si annoiava, così decise di contare tutti suoi petali, e uno” due” tre” quattro” conta conta arrivò all’ultimo petalo, e si accorse che ne aveva uno meno del dovuto. Meravigliato e sconcertato, cominciò a piagnucolare sulla sua mala sorte, perché si era fatto l’idea che la bellezza fosse avere tanti petali quanti se ne potessero contare. Lo sconforto raggiunse il culmine quando si accorse che le lacrime avevano fatto svanire gran parte del suo profumo. Il piccolo Hsu’ Chin ormai del tutto disperato non sapeva più che petali “pigliare”, quando gli balenò una strepitosissima idea. “Ecco, ho trovato! Andrò da ogni fiore che conosco e mi farò dare da ciascuno un petalo e un po’ del loro profumo”. Al caro Hsu’ Chin tornò il buon umore; la Dea dei fiori, pensava tra sé, l’aveva preso in grande simpatia. Come fare a convincere gli altri fiori a cedergli un petalo e un po’ del loro profumo? Lo sanno tutti che i fiori sono orgogliosi, e sicuramente nessuno di loro darebbe volentieri un proprio petalo al primo venuto. Hsu’ Chin ci pensò un momento ed” ecco! Di fronte ad ogni fiore si sarebbe fatto umile e servo in tutto affinché gli donassero spontaneamente cio’ che desiderava. Così il nostro Hsu’ Chin, cominciò la sua avventura. Come primo fiore scelse la violetta: le sembrava che lei così timida e gentile sarebbe stata facilmente ben disposta. Cominciò a decantare il suo delicato profumo, i suoi bei petali dall’intenso color viola” ma ciò non bastava. Così il crisantemo Hsu’ Chin decise che doveva fare di più. Difese la violetta dalla grandine, le bagnava le radici di fresca acqua di fosso, le faceva ombra se il sole era troppo forte” ma passò il tempo e la violetta non sembrava accorgersi di nulla; e il dono tanto atteso non arrivava mai. Allora Hsu’ Chin decise di andare in cerca di un altro fiore e salutò la violetta. Incontrò il garofano di campo e con lui condivise gioie e dolori, ma dopo molto tempo se ne andò da lui senza ricompensa. Hsu’ Chin incontrò tanti fiori lungo il suo cammino, ma sebbene con tutti si mostrasse umile e servizievole, nessuno gli donava ciò che desiderava. Un giorno, nel suo peregrinare di fiore in fiore, si trovò dinanzi ad una rosa, bella come nessun altro fiore, ricca di tanti petali, petali bianchi dal profumo finissimo. Hsu’ Chin ne rimase incantato. Divenne il suo paladino, difendendola da tutto e da tutti: dal vento fastidioso, dal freddo della notte, dal sole troppo caldo del mezzogiorno, dalle piogge polverose dell’estate. La rosa rimase turbata e commossa dalle attenzioni che le prodigava quel piccolo crisantemo. Hsu’ Chin era felice di essere al suo servizio, ma in cuor suo pensava sempre alla sua terra, e desiderava farvi ritorno. Come? Senza ciò per cui era partito? “Pazienza!”, sospirò, doveva tornare. Sarebbe stato meno bello e meno profumato, ma aveva sicuramente tante storie da raccontare ai suoi crisantemini. Hsu’ Chin era rassegnato ma contento: in fondo aveva conosciuto tanti fiori e tanti profumi diversi, ma – quel che più contava – aveva trovato tanti amici lungo il suo cammino. Sì, doveva tornare senza indugio. Così quella sera si addormentò presto, per poter essere, ancor prima dell’alba, pronto a partire.Aveva molta strada da fare per far ritorno a casa. Venne l’alba e Hsu’ Chin dormiva ancora; e quando si svegliò il sole era alto nel cielo. “Ahimè, quanto ho dormito!” esclamò lisciandosi i petali. Ma non era solo, intorno a lui c’erano i suoi amici fiori: ecco lì il papavero, la mammola, la violetta, il garofanino, le campanelle, il glicine, il tulipano, l’iris, la rosa… C’erano proprio tutti, erano venuti a salutarlo e ognuno di loro gli portava in dono un petalo profumato, preso al centro della propria corolla. Hsu’ Chin era fuori di sé dalla gioia; commosso da tanto smisurato amore, non sapeva se piangere o ridere. Quando arrivò alla sua terra, tutti lo aspettavano. Perché la notizia che Hsu’ Chin stava tornando a casa era passata di fiore in fiore. Hsu’ Chin non aveva certo più petali di prima, né più profumo di prima, ma la qualità dei suoi petali e del suo profumo era senza dubbio migliore. Perché? Perché aveva in sé, nel profondo dei suoi petali e della sua corolla, tutti i fiori del mondo. Questa la formula magica trovata da Hsu’ Chin, che condivise con tutti quelli che incontrava, e che lo rese felice per il resto dei suoi giorni.

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