Hazare, basta corruzione

Il leader pacifista coinvolge milioni di persone per l’onestà.
Anna Hazare

A vederlo, più che il nuovo Gandhi, come spesso è stato ribattezzato, soprattutto dalla stampa estera, Anna Hazare ricorda, nel fisico minuto e nel modo di vestire, Lal Bahadur Shastri, il minuto premier indiano, successore, negli anni Sessanta, di Jawaharlal Nehru. Shastri, quasi sconosciuto in Occidente, fu capace di traghettare l’India in un momento storico delicato sia a livello internazionale, per le tensioni con Cina e Pakistan, che interno. Hazare ha anche suscitato paragoni azzardati con il grande Mahatma e con Jai Prakash Narayan. Anch’egli gandhiano, leader pacifista e marxista-socialista, Narayan è rimasto famoso per la sua opposizione a Indira Gandhi, soprattutto nel periodo dell’emergency, dichiarata a metà degli anni Settanta dalla figlia di Nehru. Fu poi l’ispiratore di quel Janata Party che fece storia vincendo le elezioni del 1977, spodestando non solo Indira, ma il partito del Congresso che aveva governato ininterrottamente dalla fine degli anni Quaranta.

 

Negli ultimi mesi, Hazare ha saputo riportare le grandi mobilitazioni di opinione pubblica e di folla per le quali l’India era diventata famosa al tempo dell’Indipendenza, grazie a Gandhi e al Movimento della rivoluzione totale, Sampoorna kraanti, lanciato da Narayan. Ciò che colpisce è il fatto che Hazare, leader pacifista già molto noto in India per il suo impegno a favore dei villaggi, è riuscito a mobilitare le folle, coinvolgendo strati trasversali della popolazione, sulla questione della corruzione.

 

Da anni in India è in corso un dibattito su una proposta di legge, definita lokpal bill (legge a protezione della gente), da tempo presentata in Parlamento, ma che sembrava trovare sempre nuovi intralci dalle Camere. Il disegno di legge – nato per rispondere alla corruzione endemica che caratterizza il Paese asiatico –, propone la formazione di una commissione ad hoc con una libertà d’azione a livello amministrativo ed esecutivo, che permetta di intervenire legalmente in casi provati di corruzione. La commissione avrebbe una collocazione simile a quella che sovraintende le elezioni nella più grande democrazia del mondo, garantendone l’indipendenza da influenze politiche e giochi di partito. Proprio questa è stata la causa della lentezza nell’approvazione in sede parlamentare del disegno di legge.

 

È nel contesto di queste lentezze che è entrato in scena Anna Hazare, leader d’ispirazione gandhiana, immagine di incontestata onestà, che ha proposto alcune modifiche e migliorie alla legge, in modo che potesse avere un vero carattere popolare. Per questo la proposta ha visto l’aggiunta del termine jan (gente, popolo) ed è ora chiamata la jan lokpal bill. Hazare era poi sceso in campo con uno sciopero della fame, come nella tradizione iniziata dal Mahatma Gandhi, il quale aveva spesso usato quest’arma sia per l’indipendenza che per chiedere la sospensione di scontri fra indù e musulmani e la promozione sociale dei dalit (i fuori casta). La promessa, che il primo ministro Manmohan Singh aveva fatto, garantendo che la legge sarebbe stata discussa prima della festa dell’Indipendenza (il 15 agosto), aveva indotto, poi, Hazare a interrompere il suo digiuno.

 

Alla scadenza dei termini promessi sono iniziate nuove tensioni. Hazare ha annunciato un nuovo sciopero della fame a oltranza, ma è stato arrestato insieme a centinaia di sostenitori. Hazare ha proseguito con la sua decisione fino a quando il Parlamento ha ceduto alla sua richiesta.

 

Le tre richieste di Hazare prevedono che tutto il personale in servizio nel governo centrale e nei suoi uffici possa essere perseguibile a termine di legge per corruzione. Ogni Stato della federazione indiana, inoltre, dovrà avere una sua commissione locale anticorruzione (lokayukta). Infine, un’apposita tabella determinerà i tempi previsti per la realizzazione di operazioni nei vari uffici a servizio dei cittadini da parte del personale del governo, pena sanzioni. È stato lo stesso primo ministro Manmohan Singh a comunicare con una lettera personale a Hazare l’avvenuta approvazione da parte del Parlamento di ristudiare il disegno di legge alla luce delle sue richieste.

 

Tuttavia, le cose non sono così semplici come appaiono. Se nessuno dubita dell’integrità morale del pacifista indiano, molti lo considerano un ingenuo, capace di essere facilmente manipolato. Non sono pochi a vedere nell’entourage di Hazare vari potenziali candidati alle prossime elezioni, che cogliendo con occhio ben più smaliziato l’opportunità di avere un profilo a livello nazionale, non hanno esitato a salire sulla diligenza anti-corruzione del gandhiano. Un secondo aspetto, notato dagli osservatori, è la pretesa da parte del movimento anti-corruzione di assicurare un intervento popolare su tutti i disegni di legge. Se così fosse il potere legislativo indiano diverrebbe un macchinoso marchingegno, che trasformerebbe ogni legge in un referendum.

 

In generale, Hazare e il suo movimento hanno offerto una prova di maturità politica e sociale da cui molti Paesi che si ritengono democratici hanno da imparare. Una proposta di legge sulla corruzione di autorità politiche, amministrative e di pubblica sicurezza ha un grande significato non solo per l’India, ma può offrire un esempio per altri sistemi democratici. È, tuttavia, necessario trovare le modalità per evitare una forma di populismo che danneggerebbe il funzionamento democratico del Paese.

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