Habemus Papam

Se il senso di inadeguatezza fosse così forte da provocare crisi di panico e desideri di fuga e se si impadronisse di un papa appena eletto…
Una scena del film "Habemus Papam".

Se il senso di inadeguatezza fosse così forte da provocare crisi di panico e desideri di fuga e se si impadronisse di un papa appena eletto… È quello che ha immaginato Moretti nella sua ultima opera, una commedia dagli ingredienti forti. Si tratta infatti di un personaggio di elevatissimo rango, impedito da una seria difficoltà personale: è una situazione assai imbarazzante, che ricorda quella di re Giorgio de Il discorso del re, con una tensione adatta a presentare azioni inaspettate e momenti vivaci nei rapporti tra i cardinali o dello stesso papa neoletto che fugge per la città, in un tram e in un albergo.

 

Tutto si svolge in un clima di vedute contrastanti: quelle legate alla fede (scarse) e quelle legate alla scienza o, nello psichiatra che ha in cura il papa – lo stesso regista – all’ateismo. Del resto, i cardinali e il papa non pregano mai, non hanno uno spessore spirituale e le battute di Moretti risultano talora caustiche e superficiali. È apprezzabile il suo desiderio di analizzare il mondo della Chiesa, visto dalla sua intelligenza lucida e razionale. Ma, forse, non lo affronta in modo adeguato, ignorando infatti i cambiamenti avvenuti in essa e pure la determinazione razionale del papa attuale, cui sembra accennare il film.

 

Regia di Nanni Moretti; con Michel Piccoli, Nanni Moretti, Margherita Buy.

 

 

Valutazione della commissione nazionale film: complesso, superficialità.

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