Guerre e risorse energetiche

L'attuale conflitto tra Ucraina e Russia ripropone la questione della problematica dipendenza di risorse energetiche dei Paesi occidentali dalla Russia. Nel volume "Terra di conquista, ambiente e risorse tra conflitti e alleanze", Maurizio Simoncelli, cofondatore e vicepresidente del Consiglio direttivo dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – IRIAD (Roma) fotografa la situazione e spiega la relazione tra risorse energetiche e relazioni internazionali. Un testo utilissimo per capire l'attualità politica internazionale.

Il consumo di queste risorse energetiche è fortemente dif­ferenziato nel mondo, come anche la sua produzione. […]

Venti tra pochi Paesi di antica industrializzazione e altri di più recente sviluppo consumano il triplo di quanto ne consu­mano gli altri 170: i primi dieci ne consumano più del dop­pio degli altri 170, mentre il primo arriva a poco meno del totale degli altri 170. Paesi voraci di energia che tendono ad accrescere il proprio bisogno di petrolio e per cui il mercato mondiale diviene un terreno di accordi e di concorrenza com­merciali, ma anche di scontri e di guerre vere e proprie.

I Paesi produttori sono corteggiati, adulati, pressati nelle vendite: il prezzo delle merci energetiche (siano esse petrolio o carbone o altro) può essere fondamentale per lo sviluppo e la sicurezza di un altro, può cementare i rapporti di collabo­razione reciproca o causare tensioni internazionali. L’attuale modello di sviluppo economico mondiale soffre di una fame crescente di energia e per essa si è pronti a tutto.

Basti pensare all’area mediorientale, produttrice di quasi un terzo del petrolio mondiale e pertanto regione estrema­mente importante per l’economia globalizzata del nostro pia­neta. Non è un caso che tale area sia divenuta così rilevante in seguito alla Seconda rivoluzione industriale e all’avvento del motore a scoppio tra la fine dell’Ottocento e i primi del Nove­cento: l’Impero ottomano che allora governava quei territori divenne pertanto la preda ambita dei protagonisti della Prima guerra mondiale e fu smembrato con rapacità dai vincitori al termine della stessa. […]

L’importanza del controllo delle fonti energetiche rimane tutt’oggi comunque al centro dell’attenzione dei governi, an­che alla luce del fatto che tutte le proiezioni future indicano un incremento significativo di questi consumi, dato che solo il 17,5% dell’energia prodotta viene da fonti rinnovabili. Il resto proviene dal petrolio, dal gas, dal carbone, dal nucle­are. L’Asia, continente in crescita, consuma oggi la metà del petrolio e del gas disponibile estraendolo dal Medio Oriente, dalla Russia, dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Brasile, ma nel 2040 ne consumerà i due terzi. Le proiezioni disponibili ci indicano comunque una crescita continua del fabbisogno energetico.

Va tenuto presente che nel mondo il consumo medio di energia per abitante è di circa 2,5 kW annui, ma in alcuni Paesi più ricchi è dieci volte superiore (come nel caso della Norvegia): se tutti gli abitanti del nostro pianeta consumasse­ro al massimo si andrebbe al collasso. L’equilibro si mantiene perché i poveri consumano al di sotto del fabbisogno. Fino a quando questo potrà continuare? Fino a quando queste disu­guaglianze potranno resistere nelle forme attuali?

Le previsioni per i prossimi decenni indicano le energie non rinnovabili ancora al centro dello sviluppo e pertanto ci si deve attendere ancora un duro confronto sull’accaparramento di tali risorse. L’insuccesso della conferenza COP 25 di Ma­drid del dicembre 2019 sul clima ne è una conferma.

Le aree ricche di petrolio, di gas, di carbone, di uranio e altro saranno sempre oggetto d’interesse internazionale ed è utile ricordare i paesi che dispongono delle più importanti ri­serve mondiali di petrolio e di gas.

Il Medio Oriente si presen­ta costantemente come l’area principale sia delle esportazioni di petrolio e di gas sia delle riserve accertate di queste due preziose materie prime. Ciò significa che su questo scacchiere la complessa partita continuerà ancora per lunghi anni e l’in­stabilità che lo caratterizza non è destinata nel breve tempo a diminuire, anche alla luce delle importanti riserve detenute dall’Iran, il cui governo non appare inserito nel quadro delle alleanze statunitensi come invece la maggior parte degli altri Paesi dell’area.

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Dal punto globale l’autosufficienza energetica statuniten­se potrebbe influenzare molto i rapporti internazionali, even­tualmente consentendo a Washington una diversa politica in Medio Oriente e all’Europa occidentale di rifornirsi altrove rispetto sia ai Paesi arabi e africani, sia alla Russia (aumentan­do però ancor più la dipendenza da oltreoceano).

Altra area importante per la disponibilità di petrolio, sep­pur meno nota al grande pubblico, è quella del mar Caspio tra gli Stati rivieraschi della Federazione Russa, l’Azer­baigian, l’Iran, il Turkmenistan e il Kazakistan. Alcune stime parlano di una presenza di idrocarburi addirittura superiore a quella del golfo Arabico/Persico. In questo caso, però, essi non possono essere trasportati via mare con le petroliere, ma necessariamente attraverso oleodotti e gasdotti posti sul suolo. La decisione di posizionare un oleodotto su un preciso percor­so che può attraversare uno o più Stati ha un’enorme rilevan­za perché consente ai Paesi coinvolti, dal produttore a quelli intermedi, di poter condizionare i rapporti internazionali. La rete terrestre e sottomarina degli oleodotti e dei gasdotti rap­presenta molto bene l’intreccio dei vari interessi che uniscono o dividono i governi. In caso di crisi internazionale, il flusso energetico può essere interrotto non solo dal produttore, ma anche da quello sul cui territorio passa l’infrastruttura: la chiu­sura dei “rubinetti” può danneggiare diversi attori e la partita si complicherebbe ancora di più. Investire miliardi per realiz­zare una pipeline sul territorio di un Paese non completamente affidabile è un grosso rischio per il Paese esportatore e potreb­be creare notevoli problemi. L’Ucraina è un palese esempio in tal senso, in quanto posta a metà strada tra il fornitore russo e gli acquirenti europei.

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Senza voler descrivere dettagliatamente il reticolo mon­diale delle pipeline che trasportano o dovrebbero trasportare petrolio e gas attraverso i diversi progetti in corso, è possibile comprendere come questo sistema interconnesso di fatto con­dizioni i rapporti internazionali sia nei collegamenti in atto sia in quelli irrealizzati. Questo reticolo può spiegare i tentativi dei vari attori di attivare o di bloccare rapporti economici e politici in grado di influire sugli equilibri instabili del nostro pianeta: anche questa è guerra economica. Insomma, una dura partita con sgambetti e contromosse continue e, a complicar le cose, senza arbitro.

Il libro è disponibile in libreria, negli store online e sul sito di Città Nuova. Lo trovi qui.

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