Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Italia > Approfondimento

Guerre e risorse energetiche

a cura di Elena Cardinali

- Fonte: Città Nuova editrice

L’attuale conflitto tra Ucraina e Russia ripropone la questione della problematica dipendenza di risorse energetiche dei Paesi occidentali dalla Russia. Nel volume “Terra di conquista, ambiente e risorse tra conflitti e alleanze“, Maurizio Simoncelli, cofondatore e vicepresidente del Consiglio direttivo dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – IRIAD (Roma) fotografa la situazione e spiega la relazione tra risorse energetiche e relazioni internazionali. Un testo utilissimo per capire l’attualità politica internazionale.

Il consumo di queste risorse energetiche è fortemente dif­ferenziato nel mondo, come anche la sua produzione. […]

Venti tra pochi Paesi di antica industrializzazione e altri di più recente sviluppo consumano il triplo di quanto ne consu­mano gli altri 170: i primi dieci ne consumano più del dop­pio degli altri 170, mentre il primo arriva a poco meno del totale degli altri 170. Paesi voraci di energia che tendono ad accrescere il proprio bisogno di petrolio e per cui il mercato mondiale diviene un terreno di accordi e di concorrenza com­merciali, ma anche di scontri e di guerre vere e proprie.

I Paesi produttori sono corteggiati, adulati, pressati nelle vendite: il prezzo delle merci energetiche (siano esse petrolio o carbone o altro) può essere fondamentale per lo sviluppo e la sicurezza di un altro, può cementare i rapporti di collabo­razione reciproca o causare tensioni internazionali. L’attuale modello di sviluppo economico mondiale soffre di una fame crescente di energia e per essa si è pronti a tutto.

Basti pensare all’area mediorientale, produttrice di quasi un terzo del petrolio mondiale e pertanto regione estrema­mente importante per l’economia globalizzata del nostro pia­neta. Non è un caso che tale area sia divenuta così rilevante in seguito alla Seconda rivoluzione industriale e all’avvento del motore a scoppio tra la fine dell’Ottocento e i primi del Nove­cento: l’Impero ottomano che allora governava quei territori divenne pertanto la preda ambita dei protagonisti della Prima guerra mondiale e fu smembrato con rapacità dai vincitori al termine della stessa. […]

L’importanza del controllo delle fonti energetiche rimane tutt’oggi comunque al centro dell’attenzione dei governi, an­che alla luce del fatto che tutte le proiezioni future indicano un incremento significativo di questi consumi, dato che solo il 17,5% dell’energia prodotta viene da fonti rinnovabili. Il resto proviene dal petrolio, dal gas, dal carbone, dal nucle­are. L’Asia, continente in crescita, consuma oggi la metà del petrolio e del gas disponibile estraendolo dal Medio Oriente, dalla Russia, dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Brasile, ma nel 2040 ne consumerà i due terzi. Le proiezioni disponibili ci indicano comunque una crescita continua del fabbisogno energetico.

Va tenuto presente che nel mondo il consumo medio di energia per abitante è di circa 2,5 kW annui, ma in alcuni Paesi più ricchi è dieci volte superiore (come nel caso della Norvegia): se tutti gli abitanti del nostro pianeta consumasse­ro al massimo si andrebbe al collasso. L’equilibro si mantiene perché i poveri consumano al di sotto del fabbisogno. Fino a quando questo potrà continuare? Fino a quando queste disu­guaglianze potranno resistere nelle forme attuali?

Le previsioni per i prossimi decenni indicano le energie non rinnovabili ancora al centro dello sviluppo e pertanto ci si deve attendere ancora un duro confronto sull’accaparramento di tali risorse. L’insuccesso della conferenza COP 25 di Ma­drid del dicembre 2019 sul clima ne è una conferma.

Le aree ricche di petrolio, di gas, di carbone, di uranio e altro saranno sempre oggetto d’interesse internazionale ed è utile ricordare i paesi che dispongono delle più importanti ri­serve mondiali di petrolio e di gas.

Il Medio Oriente si presen­ta costantemente come l’area principale sia delle esportazioni di petrolio e di gas sia delle riserve accertate di queste due preziose materie prime. Ciò significa che su questo scacchiere la complessa partita continuerà ancora per lunghi anni e l’in­stabilità che lo caratterizza non è destinata nel breve tempo a diminuire, anche alla luce delle importanti riserve detenute dall’Iran, il cui governo non appare inserito nel quadro delle alleanze statunitensi come invece la maggior parte degli altri Paesi dell’area.

[…]

Dal punto globale l’autosufficienza energetica statuniten­se potrebbe influenzare molto i rapporti internazionali, even­tualmente consentendo a Washington una diversa politica in Medio Oriente e all’Europa occidentale di rifornirsi altrove rispetto sia ai Paesi arabi e africani, sia alla Russia (aumentan­do però ancor più la dipendenza da oltreoceano).

Altra area importante per la disponibilità di petrolio, sep­pur meno nota al grande pubblico, è quella del mar Caspio tra gli Stati rivieraschi della Federazione Russa, l’Azer­baigian, l’Iran, il Turkmenistan e il Kazakistan. Alcune stime parlano di una presenza di idrocarburi addirittura superiore a quella del golfo Arabico/Persico. In questo caso, però, essi non possono essere trasportati via mare con le petroliere, ma necessariamente attraverso oleodotti e gasdotti posti sul suolo. La decisione di posizionare un oleodotto su un preciso percor­so che può attraversare uno o più Stati ha un’enorme rilevan­za perché consente ai Paesi coinvolti, dal produttore a quelli intermedi, di poter condizionare i rapporti internazionali. La rete terrestre e sottomarina degli oleodotti e dei gasdotti rap­presenta molto bene l’intreccio dei vari interessi che uniscono o dividono i governi. In caso di crisi internazionale, il flusso energetico può essere interrotto non solo dal produttore, ma anche da quello sul cui territorio passa l’infrastruttura: la chiu­sura dei “rubinetti” può danneggiare diversi attori e la partita si complicherebbe ancora di più. Investire miliardi per realiz­zare una pipeline sul territorio di un Paese non completamente affidabile è un grosso rischio per il Paese esportatore e potreb­be creare notevoli problemi. L’Ucraina è un palese esempio in tal senso, in quanto posta a metà strada tra il fornitore russo e gli acquirenti europei.

[…]

Senza voler descrivere dettagliatamente il reticolo mon­diale delle pipeline che trasportano o dovrebbero trasportare petrolio e gas attraverso i diversi progetti in corso, è possibile comprendere come questo sistema interconnesso di fatto con­dizioni i rapporti internazionali sia nei collegamenti in atto sia in quelli irrealizzati. Questo reticolo può spiegare i tentativi dei vari attori di attivare o di bloccare rapporti economici e politici in grado di influire sugli equilibri instabili del nostro pianeta: anche questa è guerra economica. Insomma, una dura partita con sgambetti e contromosse continue e, a complicar le cose, senza arbitro.

Il libro è disponibile in libreria, negli store online e sul sito di Città Nuova. Lo trovi qui.

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876