Guerra in Ucraina: una testimonianza da Mosca

L’autore di questo testo è un italiano che vive da 36 anni in Russia, oggi sacerdote e monaco della Chiesa ortodossa russa. Due anni fa è stato alla ribalta delle cronache russe per aver accolto nella sua chiesa al centro di Mosca 200 giovani manifestanti in fuga dalla violenza della polizia. Recentemente ha pubblicato in russo un libro di grande successo (“Un monaco in quarantena”) di cui sta preparando l’edizione italiana. In esso, all’interno della cornice della sua esperienza personale durante il coronavirus, parla di Russia e Occidente, ortodossia e cattolicesimo, letteratura, storia, teologia e spiritualità.
(AP Photo/Dmitri Lovetsky)

In tanti mi chiedono come si vivono i fatti della guerra da qui, da Mosca. Non è facile parlarne. Non è facile parlare dello scontro tra Davide e Golia, quando ti trovi a essere dalla parte di Golia, senza averlo scelto, né volerlo… Forse stanotte o domani le truppe russe entreranno a Kiev o la assedieranno. Dopo il Donbass, Kharkov, Mariupol, Berdjansk, Chernobyl’, Kherson, Odessa… Dio mio!

È nello stesso tempo un crimine e una follia e anche per me, come per tanti cittadini russi, qui, oltre al dolore è forte anche la vergogna, un oscuro sentimento di colpa comune. Purtroppo la cosa più triste, più ancora della violazione del diritto internazionale, è la barbarie delle vittime: centinaia secondo le fonti ufficiali, ma più probabilmente migliaia, da entrambe le parti. Ma possono aumentare in maniera esponenziale nei prossimi giorni. E poi distruzione, rovina, sconforto, disperazione, fuga dai posti natali, pianto di bimbi, donne e uomini innocenti.

Cosa dire di questa follia quando capisci perfettamente di trovarti dalla parte del torto e disperatamente ti chiedi che cosa fare per fermare tutto questo? In Russia da anni i media governativi (ovvero la quasi totalità di giornali, radio, canali televisivi, siti di informazione) demonizzano l’Ucraina e l’Occidente e propagandano la nuova ideologia statale del “patriottismo”: un’insalata russa di nostalgia sovietica, ortodossia, imperialismo e stalinismo.

La timidissima ed esigua opposizione è sempre più perseguitata, messa praticamente fuori legge, i pochissimi canali youtube e portali internet di informazione non sottomessi al governo devono scrivere a caratteri cubitali prima di ogni news di essere un “sito dichiarato agente straniero dal governo federale”. Oggi la maggiore radio e la maggiore TV via Internet dell’opposizione sono state chiuse. Esistono leggi che puniscono severamente la “contraffazione della storia”, ovvero ogni interpretazione non corrispondente a quella ufficiale governativa. In questi giorni è vietato usare espressioni come “guerra, invasione, vittime civili”: si tratta di «un’operazione militare per la liberazione e de-nazificazione dell’Ucraina».

I social, telefoni fissi e cellulari e la maggior parte delle applicazioni messaggistiche sono controllati, Internet negli ultimi giorni è fortemente rallentato. Fin dall’inizio delle operazioni belliche a Mosca e in molte altre città alcuni manifestanti sono scesi in piazza scandendo, o portando cartelli con su scritto: «No alla guerra». Sono stati dispersi dalle forze dell’ordine, diverse migliaia di manifestanti sono stati arrestati, portati in galera, processati, condannati e multati.

Un manifestante a san Pietroburgo con il cartello "No guerra" (AP Photo/Dmitri Lovetsky)
Un manifestante a san Pietroburgo con il cartello “No guerra” (AP Photo/Dmitri Lovetsky)

Gli studenti che partecipano alle manifestazioni sono espulsi dalle università, i lavoratori licenziati. Anche quanti hanno manifestato con “picchetti individuali”, pur consentiti dalla legge, sono stati arrestati. I rappresentanti più noti dell’opposizione ricevono la sera a casa la visita di agenti della polizia che li mettono in guardia di non partecipare a nessuna manifestazione pubblica.

Il rublo è precipitato già prima dell’entrata in vigore delle sanzioni internazionali, in un giorno abbiamo perso i risparmi di mesi. Ma il peggio senza dubbio deve ancora venire, la gente corre a ritirare i soldi dalle banche, temendo che i conti vengano congelati o confiscati. La crisi economica è certamente solo all’inizio. Cosa farà la Russia se anche dovesse riuscire a mettere l’Ucraina in ginocchio, se anche la conquistasse tutta? L’Ucraina è un Paese molto vasto, con un popolo assai fiero di più di 40 milioni di abitanti. Tenerla in soggezione sarebbe possibile solo con repressioni e terrore. E questo per la Russia significherebbe dover affrontare una guerra partigiana, enormi spese e perdite, molto probabilmente il terrorismo in casa…

La sceneggiatura che si prospetta dopo la fine di quest’avventura militare anche per la Russia è assolutamente cupa: crisi economica, scontento della popolazione, crescita dell’opposizione, repressione violenta di ogni dissenso, collasso del regime, forse guerra civile.

Infine la cosa più triste: le vittime di questi giorni. Non sono solo da parte ucraina, è assai probabile che fin qui siano molto più numerose da parte russa. Diverse fonti parlano di migliaia di soldati russi uccisi: ragazzi del servizio di leva. Un vescovo ortodosso ucraino ha chiesto alle autorità russe di ritirarne le salme per dar loro sepoltura, ma il governo federale non riconosce neanche una vittima.

Timorosa la posizione ufficiale della Chiesa ortodossa russa. Le poche dichiarazioni delle più alte autorità ecclesiali sono timide e piuttosto ambigue e tradiscono lo sforzo di tenersi a distanza, neutrali. Invece il metropolita Onufrio, capo della Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca, ha assunto una posizione netta di condanna della guerra, esortando tutti a sostenere l’integrità territoriale e l’indipendenza dell’Ucraina.

Io sono un sacerdote e monaco della Chiesa ortodossa russa. Benché etnicamente e di passaporto italiano, vivo in Russia da più di 35 anni e sono in attesa di ricevere la cittadinanza locale. La Farnesina ha consigliato vivamente agli italiani residenti qui di lasciare la Russia. La maggior parte lo sta facendo, tra l’altro con itinerari rocamboleschi, essendo lo spazio aereo chiuso, per chi proviene dalla Russia, sui cieli di tutta Europa. Ieri sera la Rai mi ha fatto una breve intervista che sarà trasmessa oggi 2 marzo al Tg2 delle 13 e poi sarà visibile su RaiNews e RaiPlay.

Il giornalista mi ha detto che hanno difficoltà a trovare qui a Mosca altri italiani disposti a pronunciarsi, pur garantendone l’anonimato e schermandone il viso: la paura è un’epidemia che si diffonde rapidamenteIo non ho alcuna intenzione di andar via. Sono qui per condividere, nella gioia e nel dolore, la vita della gente di qui. E anche la frustrazione di non poter far nulla, la vergogna, il senso di colpa.

Il giorno dell’ingresso delle truppe russe in territorio ucraino ho pensato di organizzare una preghiera pubblica per la pace. Sentiti però diversi confratelli, mi sono reso conto che erano terribilmente spaventati all’idea di fare questo in una chiesa. Allora ho deciso di pregare da casa, trasmettendo il breve rito nel mio canale youtube. Alla preghiera hanno partecipato a distanza circa 500 persone. Dopo due giorni, vinti i timori, abbiamo cominciato a fare questa preghiera ogni sera in chiesa. Un gruppo sparuto di sacerdoti ortodossi, contabili sulle dita di una mano, ha scritto una petizione pubblica di condanna della guerra e esortazione alla pace. A poche ore dalla pubblicazione su Internet, la petizione è stata firmata da più di 200 confratelli. Petizioni simili hanno scritto diverse personalità della cultura e categorie professionali.

I russi e gli ucraini sono ortodossi, fratelli nella fede: i loro avi hanno ricevuto il battesimo insieme, a Kiev, detta in russo “madre delle città russe”. La settimana prossima per noi ortodossi inizia la Quaresima, tempo forte, in genere molto profondamente sentito dai fedeli. La vigilia, questa domenica, sarà la “domenica del perdono”: prima di entrare nella Quaresima ogni fedele ortodosso chiede e concede il perdono a tutti i suoi fratelli e sorelle. Riusciremo a fermare la guerra prima di questo? O come potremo guardare negli occhi i nostri fratelli ucraini, domenica?

«Noi esortiamo le parti contrapposte al dialogo – è scritto alla fine del messaggio pubblico dei sacerdoti ortodossi – perché non esiste alcun’altra alternativa alla violenza. Solo la capacità di ascoltare l’altro può darci la speranza di un’uscita dall’abisso nel quale i nostri Paesi sono precipitati in pochi giorni. Date a voi stessi e a tutti noi di poter entrare nella Quaresima in spirito di fede, speranza e carità. Fermate la guerra!».

(Guarda il suo intervento nella diretta di Città Nuova: Il coraggio della pace).

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