Guarire il mondo. L’invito di papa Francesco

Riprendono le udienze di papa Francesco dopo la pausa del mese di luglio. E all'Angelus di ieri non è mancato il pensiero al martoriato Libano, Paese la cui identità è «frutto dell’incontro di varie culture, emersa nel corso del tempo come un modello del vivere insieme».
La pandemia affligge il mondo

Dopo la pandemia «guarire il mondo»: è il tema su cui papa Francesco si ferma a riflettere nella prima udienza generale dopo la pausa del mese di luglio. Torna a palare della pandemia, che continua a causare ferite profonde, ad aggravare la crisi economica evidenziando le «malattie sociali» del mondo contemporaneo che colpiscono soprattutto le persone più povere. «È mio desiderio riflettere e lavorare tutti insieme, come seguaci di Gesù che guarisce, per costruire un mondo migliore, pieno di speranza per le future generazioni», dichiara.

Una riflessione fatta alla luce del Vangelo, quello del paralitico guarito (cf. Mc 2,1-12) e delle tante guarigioni – fisiche e spirituali – che Gesù compie nella sua vita terrena. È l’invito a tenere fisso lo sguardo sul Signore, sguardo di fede e di speranza nel «Regno di giustizia e di pace che si manifesta con opere di carità, che a loro volta accrescono la speranza e rafforzano la fede».

L’incontro con il Vangelo della fede, della speranza e dell’amore invita ciascuno ad affrontare le sfide attuali con uno spirito «creativo e rinnovato», che aiuti a «trasformare le radici delle nostre infermità fisiche, spirituali e sociali», a «guarire in profondità le strutture ingiuste e le pratiche distruttive che ci separano gli uni dagli altri, minacciando la famiglia umana e il nostro pianeta».

La guarigione, infatti, riguarda anche la sfera sociale della persona perchè la libera dall’isolamento, la riporta all’interno della comunità. «E allora ci chiediamo: in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, oggi? –  domanda papa Francesco – Come discepoli del Signore Gesù, che è medico delle anime e dei corpi, siamo chiamati a continuare “la sua opera di guarigione e di salvezza” (CCC, 1421) in senso fisico, sociale e spirituale».

Anche se la Chiesa amministra la grazia di Cristo mediante i sacramenti e cerca di fornire servizi sanitari specialmente tra i più poveri del pianeta, «non è esperta nella prevenzione o nella cura della pandemia. E nemmeno dà indicazioni socio-politiche specifiche», poichè questo è compito di chi governa. «Tuttavia, nel corso dei secoli, e alla luce del Vangelo, la Chiesa ha sviluppato alcuni principi sociali che sono fondamentali (cf. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 160-208), principi che possono aiutarci ad andare avanti, per preparare il futuro di cui abbiamo bisogno», spiega il papa elencandone alcuni: il principio della dignità della persona, del bene comune, dell’opzione preferenziale per i poveri, della destinazione universale dei beni, della solidarietà, della sussidiarietà della cura della casa comune.

«Questi principi aiutano i dirigenti, i responsabili della società a portare avanti la crescita e anche, come in questo caso di pandemia, la guarigione del tessuto personale e sociale. Tutti questi principi esprimono, in modi diversi, le virtù della fede, della speranza e dell’amore», sottolinea papa Francesco che, guardando al futuro, propone di affrontare insieme tutte le problematiche che la pandemia ha fatto emergere. «E lo faremo  alla luce del Vangelo, delle virtù teologali e dei principi della dottrina sociale della Chiesa. Esploreremo insieme come la nostra tradizione sociale cattolica può aiutare la famiglia umana a guarire questo mondo che soffre di gravi malattie».

Una sollecitudine che il papa aveva già manifestato nei giorni passati nel corso dell’Angelus, esortando tutti i responsabili politici a un impegno convergente per rilanciare il lavoro, senza il quale le famiglie e la società non possono andare avanti. La povertà, la mancanza di lavoro, sono e saranno problemi della post-pandemia ed è importante che ciascuno compia gesti di solidarietà e operi con generosità e creatività per il bene comune.

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