Guardare e riconoscere il bene

Una spiaggia, un ombrellone, bambini che giocano… e disturbano. Una mamma creativa…
(AP Photo/Karl A.Ritter)

È appena passato Ferragosto. Stiamo soffrendo per via delle temperature, per le preoccupazioni e le incognite dell’autunno incerto che abbiamo davanti, per la coda biforcuta della pandemia, per elezioni politiche che ci sono piombate addosso inaspettate e soprattutto per i venti di guerra che si fanno sentire dall’Ucraina fino a Taipei.

Maccheccavolo, ci si sono messi persino gli aerei a tenerci sospesi fino all’ultimo momento prima della partenza con tutte le cancellazioni di voli che si sono susseguite negli aeroporti nelle ultime settimane.

Se volessi continuare potrei allargare il campo e addentrarmi nel tema del riscaldamento globale, dei ghiacciai che si stanno sciogliendo e chi più ne ha più ne metta.

Eppure dentro qualcosa mi suggerisce di non piegare la testa solo su queste cose perché per avere un’idea precisa di dove siamo occorre considerare anche tante cose belle che accadono, che dicono che gli uomini non sono solo egoisti, inquinatori, politici da strapazzo, e via dicendo.

Mentre la meschinità, l’avidità, l’incuria, continuano a produrre dolore, ci sono persone che dimostrano con le loro mani tese, con i loro comportamenti gratuiti che questo mondo continua a essere nutrito di tenerezza, di solidarietà.

C’è chi tutti i giorni tiene in mano la vanga e ara il campo per sé, ma anche per il prossimo che gli passa accanto. Se mi concentro a pensare, mi vengono in mente volti che ho conosciuto nella vita, donne e uomini capaci di cose degne di Dio. Ma non occorre scomodare gli eroi, quelli che danno tutta la loro vita per gli altri.

Ieri, mentre ero sotto l’ombrellone, mi sono guardato intorno con questi pensieri nella testa. Ho osservato la gente e mi sono messo a discriminare cosa prevaleva nei comportamenti delle persone nel pezzo di spiaggia in cui mi trovavo. È vero, ho visto un uomo che gettava una sigaretta sulla sabbia come se fosse un posacenere e altri piccoli gesti sgradevoli, ma le cose belle a cui ho assistito sono state di gran lunga di più. Ne racconto una per tutte.

Nell’ombrellone davanti al mio c’era una mamma con due bambini piccoli che giocavano con un pallone che puntualmente rotolava verso la gente intorno che prendeva il sole o leggeva un giornale. Ogni volta la scocciatura è stata accompagnata da un sorriso, o da un «non si preoccupi, i bambini devono giocare». Alla fine la mamma dei due vivaci pargoletti ha tirato fuori dal frigobar un termos di caffè freddo e ha fatto il giro di tutti gli ombrelloni vicini che erano stati disturbati dai suoi figli. Molti hanno accettato l’offerta refrigerante e sono nate delle buone conversazioni.

Potrebbe essere stato solo un caso fortunato, la mia esperienza non ha valore statistico, ma comunque mi offre la possibilità di alzare la testa, di guardare e riconoscere il bene che mi circonda senza farmi fagocitare dalla tristezza. È estate, non gli darò il mio cuore.

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