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Ambiente > ambiente

#GreenRamadan

di Daniela Baudino

- Fonte: Città Nuova

I Giovani PSM di Torino, in collaborazione con l’Associazione Islamica delle Alpi e le moschee torinesi di Taiba e Rayan, hanno voluto associare a questo periodo di digiuno anche una campagna di educazione e protezione ambientale rivolta alla comunità musulmana ma anche a tutta la città

Il Ramadan che comincia in questi giorni, uno dei 5 pilastri che contraddistinguono la fede musulmana, è per i fedeli di questa religione il momento centrale dell’anno. Giorni lunghi e talvolta faticosi di digiuno e di preghiera, che servono per purificare il corpo ma soprattutto lo spirito, a comporre un mese dedicato in modo specifico al cambiamento, del proprio essere e delle proprie cattive abitudini.

I Giovani PSM (Partecipazione e Spiritualità Musulmana) di Torino, in collaborazione con l’Associazione Islamica delle Alpi e le moschee torinesi di Taiba e Rayan, hanno voluto associare a questo periodo di digiuno anche l’iniziativa “#GreenRamadan”, una campagna di educazione e protezione ambientale rivolta alla comunità musulmana ma anche a tutta la città.

La campagna prevede tre semplici ma efficaci azioni. Come primo punto l’impegno è per l’abbandono totale, nelle due moschee, dell’utilizzo della plastica monouso, sostituita, nelle cene comunitarie di rottura del digiuno che le moschee organizzano per la propria comunità, con materiale biodegradabile.

Il secondo punto prevede la riduzione dello spreco alimentare e la realizzazione della raccolta differenziata per i rifiuti generati dalle due moschee.

Il terzo punto è quello che riguarda tutta la cittadinanza, con il lancio di un progetto di piantumazione di nuovi alberi nel Parco Dora, l’area cittadina che da diversi anni ospita le grandi celebrazioni delle festività di fine Ramadan e del Sacrificio, per cui verranno raccolti i fondi durante l’evento di “Moschea Aperta” e l’Iftar in Via, che si terrà il 2 giugno, in collaborazione con Legambiente.

«La Terra è la nostra casa comune, affidataci dal Creatore Altissimo per custodirla e farla prosperare», recita l’incipit del messaggio con cui le comunità musulmane coinvolte hanno lanciato e diffuso l’iniziativa che non riguarda solo i musulmani, ma ha un carattere di respiro interreligioso. Nel video che lancia l’iniziativa, infatti, l’imam della moschea ricordando un versetto del Profeta Muhammad («La terra è bella e verde; e Dio Altissimo ve l’ha affidata, custoditela») passa una piantina a due suore, che citano a loro volta un passaggio della Laudato Sì’ di papa Francesco. Piantina che poi, passando di mano in mano, viene simbolicamente piantata da un bambino.

Immagini che testimoniano come qualunque sia la propria tradizione di riferimento, il cuore della questione è lo stesso: la stessa casa comune, ereditata da Dio, che oggi è in pericolo. E comune è anche l’impegno, semplice e quotidiano, per preservarla e proteggerla, così da poterla passare a propria volta in dono a chi verrà dopo.

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