Grandi o utili?

Per rilanciare l'economia, l'esecutivo ha varato una serie di misure sulle opere pubbliche. Offriamo ai lettori due differenti valutazioni.
Grandi o ultimi?

 

Governo o Parlamento?

 

«Ci sono due persone morali ben distinte, cioè il governo e il corpo sovrano (il popolo) – scriveva Jean-Jacques Rousseau ne Il contratto sociale –. Benché il governo possa regolare la sua amministrazione interna come vuole, non può mai parlare al popolo altro che in nome del corpo sovrano, cioè in nome del popolo stesso».

Secondo Rousseau, dunque, vanno tenuti distinti i due organi e, se il governo «avesse una sua volontà particolare più attiva di quella del corpo sovrano, e se usasse, per ottenere obbedienza a questa volontà particolare, la forza pubblica che è nelle sue mani, immediatamente l’unione sociale svanirebbe e il corpo politico sarebbe disciolto».

Viene subito da calare questi princìpi nella attuale politica italiana. Basti un esempio. Per uscire dalla crisi, il governo (non il Parlamento) ha varato un disegno di legge con il quale si destinano notevoli finanziamenti per le “grandi opere” e nello stesso tempo si vuole concedere ai proprietari la facoltà di ampliare le loro case. Questi provvedimenti vengono giustificati con la motivazione unica che, in questo modo, si crea lavoro.

Ci troviamo qui dinanzi all’affermazione di una «volontà particolare» – come la definisce Rousseau –, che è quella del governo, sulla volontà generale, che è quella del popolo sovrano. Ed infatti qual è la volontà del popolo? È stato esso interpellato? Dovrebbe essere il Parlamento (potere legislativo) ad esprimere la «volontà generale». Ma è nelle condizioni di farlo?

Il commissario per la Protezione civile, Bertolaso, all’inizio dell’anno aveva detto, dopo il crollo nel liceo di Rivoli, che per mettere in ordine tutti gli edifici scolastici in Italia, occorrerebbero 14 miliardi di euro. Nel contempo conosciamo tutti le condizioni attuali delle strade comunali e intercomunali italiane. E che dire delle opere per la ricostruzione delle zone terremotate? A noi sembra che siano queste le necessità urgenti, cui bisogna far fronte nell’interesse della collettività e dei singoli cittadini (compresi bambini e ragazzi). Sarebbe quindi logico – e penso rispondente alla «volontà generale» – che i soldi stanziati vadano per queste opere pubbliche urgenti. E, con riferimento alla motivazione di dare lavoro, è di tutta evidenza che i predetti lavori pubblici creerebbero molto più lavoro che non le “grandi opere” e l’ampliamento di case (che, ovviamente, possono permettersi solo chi ha le necessarie disponibilità economiche).

Gianni Caso

 

Lavori e sviluppo

 

Assicurare la guida e favorire lo sviluppo, attraverso gli strumenti elaborati dalla democrazia, è quanto il governo del Paese è deputato a fare.

L’attuale congiuntura economica internazionale impone scelte coraggiose. Scelte che devono essere effettuate con tempismo affinché possano dispiegare la loro efficacia.

Il sistema Italia è articolato e complesso, ma essenzialmente fondato su una grandissima ricchezza: le piccole e medie imprese, da quelle familiari a quelle con poche decine di dipendenti (dove i rapporti umani sono un bene economico), e le grandi aziende che, anche in questi giorni, assumono sempre più una leadership internazionale, grazie alla loro capacità innovativa, e al fatto di aver conservato una vocazione, un’idea di sviluppo che è convalidata da un risultato economico.

Rimuovere in parte, perciò, alcune carenze strutturali, senza rinunciare a pensare in grande, da una parte, e rispondere, dall’altra, alla richiesta di abitazioni, almeno parzialmente, è l’idea che il governo ha maturato per fronteggiare l’attuale momento ed innescare un volano di sviluppo.

Duplice strategia che pone attenzione a queste due anime dell’economia italiana e punta ad attivare e reperire risorse lì dove esse ora sono disponibili.     

 Le grandi opere danno vigore e forza al sistema Italia, alla creatività e al dinamismo costruttivo che da sempre lo caratterizza, evitando che si ripieghi e ponendo le basi di nuovi sviluppi, sociali ed economici.

Quale grande strada non ha generato nuovi luoghi di sviluppo urbano o industriale o turistico o sociale? Penso, ad esempio, l’autostrada del Sole.

Il settore edilizio – facendo tesoro anche degli ultimi tragici eventi abruzzesi e puntando anche al miglioramento del patrimonio e al risparmio energetico – potrà portare benefici ad un gran numero di soggetti che in tale ambito sono coinvolti, dal muratore all’imbianchino, dall’impiantista al professionista.

Forse non sono misure esaustive, né possono rispondere alla molteplicità delle attuali esigenze, ma è comunque un tentativo che chi governa ha il dovere di porre in essere proprio in virtù del mandato ricevuto. Tentativo che poi sarà convalidato o meno dai fatti e, comunque, giudicato dalla verifica elettorale, cui la democrazia lo sottopone. 

Carmine Caruso

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