“Il Grande Gasly” e la stella di Alpha Tauri

In una della giornate più nere della storia Ferrari, storica impresa sul circuito di Monza per Pierre Gasly, pilota della piccola scuderia italiana AlphaThauri, che vince il GP Italia 2020 di Formula 1.
Pierre Gasly (AP Photo/Luca Bruno, Pool)

Il 71esimo Gran Premio d’Italia 2020 di Monza sembrava una di quelle giornatacce destinate a passare agli archivi sportivi non solo per il disastro della Ferrari, che vedeva ritirarsi entrambi i piloti, ma soprattutto per la grande paura legata a uno dei due, Charles Leclerc, finito fuori pista ad oltre 200 chilometri orari, seppure uscito incolume pressoché miracolosamente. A scrivervi su una pagina storica per la Formula Uno è invece Pierre Gasly, che sulla piccola scuderia italiana Alpha Tauri va a vincere clamorosamente il GP al termine di quella che egli stesso definirà «una gara pazza».

Un Gran Premio a dir poco rocambolesco, condizionato prima dall’ingresso della safety car, poi dalla bandiera rossa per il botto di Leclerc, con le Ferrari fuorigioco, quindi dalla penalità di dieci secondi inflitta a Hamilton per essere entrato in una fase nella quale la pitlane era chiusa in seguito all’ingresso della stessa safety car, innescata da un parcheggio in un’area non sicura di Magnussen a bordo pista. Episodio decisivo: se fino a quel momento l’inglese della Mercedes stava dominando, il capovolgimento di fronte lo ha visto poi chiudere solo settimo in rimonta, dopo un finale che sembrava estrapolato dal cinema, con Gasly che si difendeva alla grande dagli attacchi di Carlos Sainz su McLaren, mentre Lance Stroll su Racing Point chiudeva terzo. «È incredibile, è stata una gara folle – ha affermato a fine gare Gasly -. La macchina era veloce, ma ho sfruttato al massimo la bandiera rossa. Dopo il primo podio anche la vittoria. Non ho parole, non riesco a descrivere quanto sia felice».

Pierre Gasly (AP Photo/Luca Bruno, Pool)
Pierre Gasly (AP Photo/Luca Bruno, Pool)

Per dirla in similitudine calcistica, un po’ come se il Monza vincesse lo Scudetto o il Bologna la Champions League, perché quella dell’Alpha Tauri è una favola romagnola cominciata a Faenza (Ravenna), in quella motor valley di una regione che con la Toscana si candida a ospitare le olimpiadi del 2032. Una storia iniziata nell’85 con il marchio Minardi, all’ombra dei grandi “cugini” Ferrari dei quali poi avrebbe provato piloti e motori, evolutosi poi dal 2006 in Toro Rosso, marchio di Red Bull che aveva intanto acquistato la Minardi. Insomma un “raddoppio” della RedBull, che raggiunse un clamoroso successo in F1, nel 2008, sempre a Monza, evidentemente “amuleto” per italiani appassionati, con il predestinato Vettel. Poi la svolta, lo scorso ottobre, con un cambio di denominazione che promuove il marchio di moda fondato quattro anni fa dalla Red Bull: il nome deriva dalla nomenclatura di Bayer e rimanda all’Alfa Tauri, stella nella costellazione del Toro, mentre il motore è Honda.

Pierre Gasly (Miguel Medina, Pool via AP)
Pierre Gasly (Miguel Medina, Pool via AP)

Nonostante il mondo delle multinazionali abbia certo cambiato la storia della piccola italiana, il nostro paese festeggia una piccola grande evoluzione, legata al nome di Pierre Gasly, nato in Francia a Rouen 24 anni fa, ma milanese d’adozione: «In Italia ho trascorso tanto tempo per via dei kart – ha raccontato – e ho imparato ad apprezzare il vostro stile di vita. Ho visitato Roma e Napoli e ho trascorso spesso le vacanze al sud. Mi piace l’atmosfera familiare che si respira, la gente passionale, la carica emotiva».

La sua prima vittoria in carriera, dopo un podio conquistato l’anno scorso in Brasile (secondo), si aggiunge ai successi di riguardo della cosiddetta “Next Gen” della Formula 1, che annovera Charles Leclerc, Lando Norris e Antonio Giovinazzi. Cresciuto nel “vivaio” Red Bull e promosso in F1 con la Toro Rosso nel 2017 sostituendo Kvyat, ha in Senna un idolo di tutto rispetto: «Ho visto tutti i documentari e i film su Ayrton, sulle piste ho ascoltato le storie di chi lo ha conosciuto, io non ero nemmeno nato quando è morto». Una storia nella storia, forse, che a Monza, ancora una volta, ha posto una giornata memorabile.

 

 

 

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