Gorizia e Nova Gorica, capitali europee della cultura 2025

Un segno importante per una città divisa con una storia travagliata che ha percorso tutto il Novecento. Un altro pezzo del muro che cade
Castello di Gorizia, foto Wikipedia

La notizia è stata accolta con un vero e proprio boato di gioia: Gorizia e Nova Gorica, insieme alla tedesca Chemnitz (sono sempre due infatti le città scelte), si è guadagnata (e usiamo il singolare, dato che di una candidatura unica si tratta) il titolo di Capitale europea della cultura 2025. Un risultato definito da molti “storico”, nel senso che guarda alla Storia e vuol fare la Storia.

Innanzitutto perché si tratta appunto di una candidatura unitaria di due parti della stessa città; divise – proprio nella Piazza della Transalpina, dove è stato accolto l’annuncio della nomina – da un muro un tempo invalicabile, risultato di una storia travagliata che ha percorso tutto il Novecento.

Gorizia era infatti parte dell’Impero austrungarico, conquistata dall’esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale nel 1916 a prezzo di un numero spropositato di vittime: tanto che, se poeti come Vittorio Locchi celebrarono la vittoria con il componimento “La Sagra di Santa Gorizia”, i soldati cantavano invece la canzone (vietata) “O Gorizia tu sei maledetta”.

Poi ci fu Caporetto, gli italiani si ritirarono per un anno; il ritorno all’Italia, che presto divenne fascista, con la conseguente repressione (anche violenta) della minoranza slava; la Seconda guerra mondiale, con l’occupazione prima nazista e poi titina ed altre violenze ancora; fino al Trattato di Parigi, nel 1947, che divise la città in due tra l’Italia repubblicana e la Jugoslavia di Tito.

Un confine che ha profondamente segnato Gorizia, e che è davvero caduto solo nel 2004 con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea: un evento non a caso accolto con grande slancio, e che ha inaugurato una fase in cui la città ha cercato di fare del confine non più motivo di conflitto e divisione, ma di costruzione di una nuova identità plurale. Tanto che quando, a causa delle chiusure dei confini nazionali a causa del coronavirus, sono riapparse le altre transenne in Piazza della Transalpina e i presidi ai vecchi valichi, sono stati in molti a coglierne quasi un sinistro presagio di ritorno al passato.

Uno dei frutti di questo nuovo modo di intendere il passato, presente e futuro di Gorizia è il festival èStoria, nato nel 2005 e curato da Adriano Ossola, che intende avvicinare il grande pubblico alla Storia in maniera multidisciplinare per guardare alle sfide dell’oggi; e anche appunto questa candidatura a Capitale europea della cultura 2025, il cui dossier è stato scritto congiuntamente dalle città di Gorizia e Nova Gorica.

Una nomina che, ha osservato Adriano Carioti sul Corriere della Sera, segna “la fine del 900”: anche che Chemnitz, l’altra vincitrice, venne devastata dalla Seconda guerra mondiale e ribattezzata “Karl Marx Stadt” dal regime comunista della Germania Est, per ricostruirsi poi con la caduta del Muro di Berlino una nuova identità che guardasse alla composizione del conflitto.

Ora la sfida a cui guardano gli amministratori locali e tutti gli attori coinvolti è quella di farsi trovare pronti per il 2025, con un calendario di iniziative all’altezza e una città – e territorio circostante – in grado di accogliere i tanti visitatori (dato che, si spera, saremo ben al di là dell’emergenza Covid) e di cogliere le opportunità culturali, sociali ed economiche che si creeranno con l’occasione.

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