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Cultura > Arte e Spettacolo

Good morning Aman

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

La storia di un immigrato somalo di seconda generazione nel primo lungometraggio di Claudio Noce. Una svolta narrativa nel panorama cinematografico italiano.

Good morning Aman

Claudio Noce esordisce nel suo primo lungometraggio con una storia che segna una svolta narrativa nel panorama cinematografico italiano. Racconta infatti di Aman, somalo venuto a quattro anni a Roma, diventando un tipico borgataro della capitale, che vive di espedienti, sempre in tensione – non dorme mai – e in cerca di una (impossibile?) felicità. Un giovane di oggi, anzi, e questa è la novità, un rappresentante della seconda generazione di immigrati, ormai italiani di fatto, con le stesse esigenze e problematiche dei coetanei. Ma Aman viene anche a contatto col razzismo strisciante che prospera nei quartieri periferici e che lo umilia in continuazione, ma non frustra i suoi sogni. Il ragazzo è combattivo e crede alla vita. Viene in contatto con Teodoro, ex pugile depresso – un maturo Valerio Mastandrea – e nasce una forte e schietta amicizia (qui il film sembra citare Cover Boy di Carmine Amoroso, mentre certe atmosfere ricordano il recente Alza la testa di Angelini), conosce una ragazza sfuggente (Anita Caprioli) di cui si innamora platonicamente. Ai momenti di incertezza succedono quelli drammatici e il risultato conclusivo sarà di due esiti diversi per i due uomini. Pur con un passato differente, tuttavia, essi si sono trovati legati dalla ricerca di identità e di un criterio morale che aiuta Aman a distinguere il bene dal male e Teodoro a recuperare questa dimensione.

Girato spesso con la macchina a spalla e con un gusto tutto “francese” del contrasto fra le scene e del doppio o triplice finale – ad uso del pubblico – il film segna un viaggio verso la libertà da parte del ragazzo e del pugile, che recuperano, ciascuno a suo modo, la dignità di essere uomini.

Nonostante certe incongruenze della sceneggiatura e alcuni momenti stagnanti, l’opera prima di Noce rappresenta, anche formalmente, per il suo stile nervoso e la sua indagine psicologica sui “nuovi italiani”, una novità nel panorama contemporaneo.

Riproduzione riservata ©

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