Gomorra

La camorra non esiste. È un’invenzione, una semplificazione ad uso e consumo dei media. Nei luoghi dove è nata e prospera, la parola camorra non si usa. È chiamata Sistema ed è un fenomeno infinitamente più ampio, articolato e profondo di quello che siamo stati abituati a pensare. È incredibile quante cose accadano alla luce del sole nella nostra società libera e democratica e che si sceglie di non vedere. E quando capita che qualcuno, come Saviano con il suo libro, ci costringe a puntare lo sguardo proprio là, non possiamo non inorridire. Dimenticate l’epica de Il padrino o il fascino di Scarface: in Gomorra prende forma una realtà terrificante, inimmaginabile, estrema. Sullo sfondo della sanguinosa guerra tra i clan al potere e gli scissionisti, nel devastante scenario delle vele di Scampia, va in scena il lato oscuro della nostra società, quello che c’è sotto il tappeto, ciò che non si osa dire. Che non è solo droga, armi e prostituzione. È anche alta moda, servizi alle imprese, investimenti, commer cio internazionale. Un girone infernale, verrebbe da dire, se l’inferno è l’abbandono di ogni speranza. Trasportare sul grande schermo il libro di Saviano non era facile. Garrone lo ha fatto egregiamente, scegliendo, paradossalmente, di cambiare linguaggio, approccio e punto di vista. Non più reportage giornalistico scandito in capitoli, cor- Città nuova • n.11 • 2008 ARTE E SPETTACOLO Gomorra redato di cifre, preoccupato di spiegare, ma un affresco corale, un intreccio di storie, un racconto di persone. Sono le persone la chiave che Garrone usa per aprire la porta sull’apoca lisse, come in una sorta di America oggi riveduto e adattato. Rispetto al libro si perde forse il quadro d’in sieme, la dimensione del problema, le ramificazioni del male. Ma selezionando queste cinque storie, neanche le più cruente o devastanti del libro, Garrone mostra il male come difficilmente è capitato di vedere. Al quale, però, almeno qualcuno ha il coraggio di ribellarsi. Un film che farà discutere, ma da non perdere. Regia di Matteo Garrone; con Toni Servillo, Carmine Paternoster, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Salvatore Cantalupo, Maria Nazionale. Cristiano Castagni

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