Göbekli Tepe, il tempio più antico delle piramidi

Gli enigmi del Göbekli Tepe, primo tempio della storia rinvenuto in Anatolia, è patrimonio mondiale Unesco.

Göbekli Tepe – nome che, in turco, significa “collina tondeggiante” o “panciuta” – è un sito archeologico della Turchia sud-orientale, situato a circa 18 chilometri dalla città di Sanliurfa, presso il confine con la Siria. Qui all’inizio del Neolitico o alla fine del Mesolitico l’uomo, per motivi ancora poco chiari, eresse quello che gli archeologi hanno definito il più antico tempio in pietra dell’umanità: la sua costruzione infatti, compresa tra il 9600 e l’8200 a. C., prima cioè dello sviluppo dell’agricoltura, dell’invenzione della ruota e delle prime forme di scrittura, anticipa di 7000 anni le prime piramidi egizie e di 6000 il leggendario sito neolitico di Stohenenge. Intorno all’8000 a. C. il santuario venne deliberatamente abbandonato e seppellito con terra di riporto, dando origine, sopra un altopiano che domina la regione circostante, l’Anatolia, ad una collina artificiale alta circa 15 metri.

L’importanza archeologica di questa località venne segnalata già nel 1963 da un gruppo di ricercatori turco-statunitensi, che notarono consistenti cumuli di frammenti di selce, segno di attività umana nell’età della pietra. Bisognò tuttavia attendere trent’anni perché iniziassero i primi scavi scientifici. Nel 1995, sollecitata dalla scoperta di alcune pietre di forma insolita, fatta da un pastore del posto, prese il via, sotto la direzione di Klaus Schmidt, una missione congiunta del museo di Şanliurfa e dell’Istituto archeologico germanico di Istanbul. Nel 2006 gli scavi vennero proseguiti dalle università tedesche di Heidelberg e di Karlsruhe fino al 2014.

Ciò che venne rimesso in luce superò ogni aspettativa: un grandioso santuario megalitico costituito da recinti circolari, ovali e rettangolari in pietra grezza, intervallati da pilastri in calcare a forma di T alti tre metri, cui si aggiungevano, in mezzo ad ogni recinto, due pilastri simili ma ancora più imponenti, alti cinque metri e pesanti ciascuno circa quindici tonnellate. Sulla maggior parte di essi, usando esclusivamente strumenti in pietra, erano stati incisi simboli astratti e immagini di esseri umani e di animali: serpenti, anatre, gru, tori, volpi, leoni, cinghiali, vacche, scorpioni, formiche… raffigurazioni, queste, che hanno fatto ipotizzare un culto di tipo sciamanico, antecedente a quelli in onore di divinità sumere e mesopotamiche. Drizzati in piedi e disposti in circolo, questi strani pilastri a forma di T (una rappresentazione del corpo umano visto di lato?) simboleggerebbero, a detta degli studiosi, assemblee di uomini.

Per realizzare un complesso così monumentale, a quale immane lavoro non si saranno dovuti sobbarcare i cacciatori-raccoglitori dell’era neolitica! Si pensi alle tecniche necessarie per trasportare i pesantissimi blocchi di calcare, uno dei quali lungo circa nove metri è stato rinvenuto a un chilometro dal sito: una rottura aveva costretto ad abbandonarlo dopo l’estrazione dalla cava. Del resto, non sarebbe la prima volta che l’archeologia anticipa la datazione di conquiste attribuite ad epoche successive: esemplare è, al riguardo, la mummia del Similaun custodita a Bolzano, che ha rivelato una età del rame molto più evoluta di quanto si pensasse.

Göbekli Tepe si trova nella regione della Mezzaluna fertile, dove nel periodo in cui venne costruito il santuario era presente in natura il grano selvatico, che poi gli uomini coltivarono dando vita alle prime pratiche agricole. Fu questo motivo a determinare la progressiva sedentarizzazione delle popolazioni nomadi che vi furono coinvolte? Oppure fu la necessità di erigere strutture come questa, dove celebrare riti comunitari in onore degli antenati (secondo Schmidt), a spingere gli uomini a raggrupparsi in insediamenti stabili?

Qualora fosse esatta l’ipotesi che identifica nella religione la causa primaria dell’organizzazione della prima città, le scoperte fatte rivoluzionerebbero le vecchie teorie sul Neolitico secondo cui sarebbero nati prima i centri abitativi e solo in un secondo tempo i luoghi di culto. Altri studiosi, invece, interpretano il complesso in chiave astronomica, ritenendolo una sorta di memoriale di una remota catastrofe stellare che aveva impressionato le popolazioni neolitiche dell’Alta Mesopotamia.

Nel luglio del 2018 Göbekli Tepe è entrato a far parte della lista del Patrimonio mondiale, diventando così il diciottesimo sito Unesco della Turchia, mentre impegnativi lavori conclusi nel marzo 2019 hanno permesso di rendere finalmente visitabile questo museo a cielo aperto, il cui fascino enigmatico è accresciuto dallo scenario desertico circostante.

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